Records of our life: “III Sides to Every Story (1992)”

Dovevo farlo. E soprattutto dovevo cominciare con questo.
Tutti noi cresciamo con la musica, che piaccia o meno, tutti abbiamo il nostro background. La musica è la miglior macchina del tempo. Che sia una canzone noiosa, tipica da tormentone estivo, o quella con la quale avete dato il primo bacio, in qualsiasi caso la musica ci riporta indietro, scatta una foto ai vostri neuroni e quando serve vi presenta non solo l’immagine, ma la sensazione.
Lasciando da parte per un pò il trascendentale e filosofico aspetto che una manciata di onde sonore bene assestate può dare, volevo cominciare a parlare un pò dei dischi che più ho amato. E che amo.


Parlare di queste cose fa leva su milioni di istanti della nostra vita e quindi ogni individuo ha la sua graduatoria personale, intoccabile. Io vorrei dare un sguardo tendenzialmente oggettivo da un lato e prettamente viscerale da quell’altro.
Si parte con questo gioiello. Premetto solo che sono un chitarrista (diciamo pure rock, ma la chitarra mi piace suonarla con quello che mi fa divertire e mi da belle sensazioni, che può essere un pò tutto).
Anno 1992, l’universo musicale si è lasciato alle spalle un decennio di musica elettronica, ottimo pop e rock tecnico quanto sfarzoso (per quanto sia vago dare questa descrizioni), si dice che un nuovo filone rockeggiante chiamato “grunge” stia prendendo il sopravvento, gente del calibro dei Led Zeppelin se ne escono con un “Remasters”, i Metallica stanno vivendo il periodo di apice tra amore e odio a seguito del Black album, i Guns’n’roses sfornano video di cui non sbagliano un colpo.
Io ho 16 anni e pur accettando quello che mi circonda, tentando di capire cosa mi piaccia o meno senza seguire particolari convenzioni, sono ancora stordito da un certo “Lean into it” dei Mr.Big, mantengo un costante ascolto di “The wall”. Esco turbato dall’estate del ’91.
Parlare dell’estate del ’91 meriterà post a parte, ma il volo pindarico a quel momento mi serve come punto di partenza per andare alle radici del mio appoccio con gli Extreme.
Io non li ho scoperti prima, non avevo contatti con l’America e le sue tumultuose mutazioni musicali, non ho vissuto gli ’80s direttamente con le sue permanenti e Yngwie a dettare legge con lo stile neoclassico nella chitarra rock. Mi sono perso anche Van Halen se è per quello. Ma i ’90s erano miei. Per farla breve in quell’estate spopolano “Get the funk out” e “More than words”. Io ho come unico collegamento i pochi video di VideoMusic; non ho fratelli che mi passano le cassette. Per radio non ne parliamo.

Fortunatamente conosco Valentina, abbondantemente intraprendente da comprare l’LP “Extreme II: Pornograffitti” e lasciarmelo copiare in cassetta. A lei quel disco non piace, è tutto diverso da “More than words”.
Io ne sono folgorato. Vedo e ascolto un mondo nuovo. Insieme ai Mr. Big appunto, sono una scossa incredibile per un povero adolescente che sta inziando a fare i primi passi con la chitarra. Questo può bastare per l’estate del ’91. Era il secondo disco e gli Extreme vendevano abbastanza bene.
Nel ’92 quindi è la volta di questo capolavoro. “III Sides to Every Story”. Ricordo ancora dove l’ho comprato (in un negozio di dischi a Montebelluna, una sera verso le 19…..).
Perchè questo disco è un capolavoro del rock di quel periodo?
Perchè ha tutto. Perchè non gli manca nulla.
Perchè era avanti di almeno 6/7 anni. Ed infatti mi pento di non averlo consumato subito, colpevole di essere ancora in orgasmo acustico per le sonorità taglienti dell’opera precedente. Ero giovane e inesperto. Ma tutto sommato non conta un cazzo essere esperti. Era questione che era roba nuova e per ciò splendida senza possibilità di comparazione.

3 pensieri su “Records of our life: “III Sides to Every Story (1992)”

  1. ste

    bella recensione. Si sente che è fatta con amore, ma anche con competenza e (per quanto possibile quando si associa Nuno e le sue varie manifestazioni a te) distaccata oggettività.
    Se proprio devo comportarmi come il rompicog**oni che sono e farti un appunto: Warheads non è la title track.
    Il prox? Lean into it?

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