Allora prende. Ed è li che altre canzoni ti entrano in testa e non puoi farne a meno. E’ lì che capisci quanto in quel periodo, il disco risultasse “stonato”. E’ lì che desideri suonare e imparare tutte le canzoni. E così è stato.
Questo disco mi ha insegnato tantissimo a non girare attono al suono, ma provare a domarlo per quello che è. Mi ha insegnato a prendere la voce della chitarra e accettare gli errori (per correggerli) e le cose buone (per gasarsi).
In queste canzoni c’è anche un eccellente songwriting , culminante con “Everything Under The Sun” (decisamente troppo avanti per il momento) che pur essendo lunga si riesce a godere tutta d’un fiato.
C’è una melodica gestione della voce della chitarra con un wah sempre fisso (intendiamoci, cose che si sentono anche in altri dischi, qui non stiamo parlando di originalità, si parla del modo con cui si usa una forma retorica se vogliamo) e si sente molto in “Stop the world”.
Assolutamente paragonabile ad un calcio nello stomaco l’introduzione di “Our father” dopo un ipnotico uso del delay (memore del personale calabrone di Bettencourt), con una distorsione secca e allo stesso tempo grassa (ma che cazzo sto dicendo!?!?
ma è così…).
E via via… fino a lei. “Cupid’s dead”.
Il ritmo, il suono, il tema, il solo, il riff, i cori. Tutti dovrebbero saper suonare “Cupid’s dead”. E vederla suonare dal vivo a Francoforte in prima linea, è stato incredibile.
Non ultima, la menzione ai testi che mescolano un impegno politico/sociale (la denuncia in “Warheads” è attualissima, “Politicalamity” parla da sola, “Color me blind” pure) a qualcosa di più intimo (“Our father”), senza dimenticare frivolezze (“Tragic comic”).
Riporto un commento fatto su Amazon.com a questo CD, chemi sembra abbastanza riassuntivo (e involontariamente parallelo a quanto ho scritto io):
Reviewer: Jason Stein (Chula Vista, CA United States)
I remember when III Sides to Every Story came out in September of 1992. “Rest in Peace” was the video MTV were playing and for some reason it didn’t take off like “More than Words” or “Hole Hearted”. It was even during the grunge period in music history. Perhaps Extreme weren’t viewed as grungy enough. They’re more rock than grunge anyway. Hard rock I might add. This, their third cd, was by far their best, most consistent and most original. Extreme’s lyrics were insightful and perceptive on this cd and the music far surpassed what they had previously achieved. Songs like “Rest in Peace”, “Cupid’s Dead”, “Tragic Comic”, “Stop the World” and the three part opus “Rise ‘n’ Shine”, “Am I Ever Going to Change” and “Who Cares?” are some of the best songs they’ve done. The cd rocks and soothes at the same time. A must have for any rock collector.
Altro da dire sarebbe inutile. Vi consiglio solo di ascoltare questo disco, se amate il rock e/o le buone canzoni, con ingenua attenzione.
E se non saprete più fare a meno di “Cupid’s dead”, me ne assumo la colpa.
3 Comments
bella recensione. Si sente che è fatta con amore, ma anche con competenza e (per quanto possibile quando si associa Nuno e le sue varie manifestazioni a te) distaccata oggettività.
Se proprio devo comportarmi come il rompicog**oni che sono e farti un appunto: Warheads non è la title track.
Il prox? Lean into it?
Hai ragione, è la opening track… succede
eh, lo so. Io ne faccio a pacchi di lapsus.