Monthly Archives: December 2005

Cinema: “Mr. e Mrs. Smith”

E concludiamo la combo settimanale con “Mr. e Mrs. Smith” visto nella consueta veste del Cinecity trevigiano.

Sulla trama c’è poco da dire più di quello che non si posssa già sapere:
< spoiler >
i coniugi Smith (Pitt e la Jolie) sono praticamente due estranei, pur vivendo la solita vita perfetta nel classico american style.
Lui prende e va al lavoro spacciandosi per imprenditore edile (una specie di Berlusconi… :) ) e lei per dirigente di una florida azienda informatica.
I realtà i due sono due killer che ammazzano gente su commissione con la stessa facilità con cui mangierebbero dei pistacchi. I due sono all’oscuro l’uno dell’altra. Alla fine capita il fattaccio e succede che si devono scontrare. Questo, oltre a creare un iniziale smarrimento, fa si che i due si rivelano e si parlano. Un specie di De Filippata con azione, anche divertente e che ti prende.
Ma questa cosa della reunion non piace affato alle rispettive agenzie committenti e cosa ti combinano? Eh si, vogliono toglierli di mezzo, ma la prendono ovviamente troppo alla leggera.
I due insieme sono chiaramente imprendibili, sebbene scenda giù l’inferno paramilitare.
< /spoiler>

Questo in parole povere. Il film non è malaccio, niente di eccezionale, ma si fa guardare. Ha un momento in cui si siede un pò a metà, ma poi riprende con l’azione frenetica e tutto torna entro i termini. L’azione è buona, dialoghi ambigui quanto basta. Insomma… ogni tanto rasenta il sempliciottismo. Però se ne esce sempre al momento giusto. Certo non è un saggio di filosofia.
Le cose divertenti sono: quando menano la Jolie, immaginare la Aniston esultare; quando Pitt si passa la Jolie, immaginare la Aniston mangiare una merda; l’alternanza tra i due momenti.

Da notare che all’entrata del cinema campeggia una gigantografia della cara Aniston in un film di prossima uscita “Vizi di famiglia”, e all’uscita una sequela di posters del suddetto film.

Che dire in conclusione?
Se quei due veramente fanno un figlio, potrebbe darsi che il codice genetico venga usato per una poteziale nuova razza ariana, tanta è la perfezione fisica.

E in ogni caso nella personale top selection Moran Atias sente il fiato sul collo della Jolie.
E sto parlando di due merde eh!

Cinema: “Harry Potter e il calice di fuoco”

Bene, sono andato a vederlo. Ovviamente al Cinecity di Padova, cioè in un cinema come dio (a scelta) comanda.

Facciamo prima una premessa:

  • non ho letto i libri e non sono un fan sfegatato di Enrico Pentolatore
  • (in genere) non parto con pregiudizi e non mi faccio seghe mentali “ahh è per bambini”, “ahh è un film tutto effetti speciali”, “ah questo o quello”; me ne fotto, vado al cinema, guardo e valuto

Detto questo vi dico subito che il film mi è piaciuto, come gli altri tre.
Perchè? Perchè è come deve essere! E’ fatto bene, è una favola, tutto è messo a disposizione della favola, fa sognare, fa immaginare, ci sono idee meravigliose (il soffitto della mensa), ci sono intrecci, c’è una bella trama, c’è il mistero.
Due ore e quaranta che ti passano in maniera fulminea. Altro che il “Signore degli anelli”. Infatti per questo motivo, uno potrebbe essere prevenuto per “King Kong”, ma prima voglio vederlo.

Insomma, il nostro occhialuto mago ce l’ha fatta un’altra volta. E’ un film maledettamente piacevole.
La cosa che più mi fa morire è che Harry è la star, quello che la mette nel culo a tutti, quello che alla fine è il figo.
E invece lui non sa mai un cazzo!
“Ma non sai che queste sono le caramelle…”, “Ma non sai chi è questo…”, “Ma non sai che questo è il campionato mondiale dei Quiddich”.
Lui arriva e non sa mai nulla! Cade dalle nuvole! E poi in quattro e quattro otto, arriva prima.

Lui non sa della scuola dei maghi, lui non sa delle tradizioni, lui non sa fare incantesimi, lui se ne sbatte. Harry Potter è rock.

La storia è quella che sappiamo tutti. Probabilmente buona parte del thrilling e della componente accattivante è dovuta all’autrice e alla sua fortunata serie di libri, ma resta il fatto che i film te li godi. Le inquadrature sono sempre affascinanti e i colori in tono con li momento.
Gli effetti speciali sono messi lì per fare esattamente quello che devono.
Non ci sono esplosioni (o meglio non come in film d’azione) o sensazionalismi sui morphing come ai tempi di “Terminator 2″.
Ormai tutti posso fare tutto.
Ora si tratta di usare la tecnologia per cose belle e in Harry Potter la tecnologia fa sognare. Se fossi un bambino di questi tempi io sbarellerei!

Tutto il castello, lo stadio, le bestie improbabili, le pozioni e le definizioni. Senza nulla togliere ai titoli di testa e coda (specialmente quelli di coda del terzo episodio). Da notare che i protagonisti sono cresciuti un bel pò ed Harry e Ron sono proprio grossi! :)

Niente da dire, a me il mago Enrico cinematografico piace.

Io è da anni che predico questa arte

Foto’s Nederlands Kampioenschap Latte Art 2005

Forse però non sono ancora arrivati a riconoscere il battito a frequenza incrementale del cucchiaio dopo aver mescolato.
Qualcuno di voi forse ricorda.

“My name is Earl” e altro

Si vocifera che ci sia un modo per vedere le serie TV ‘mmericane e non, con largo anticipo, prima che giungano in Italia.
Tutto in lingua originale of course e raschiando un pò si trovano i sottotitoli, i quali con un pò di passione e comprensione della lingua anglofona, si possono anche tradurre per una personale versione della serie in visione.

Come già segnalato ultimamente sono in fila per “Lost” e “Joey”.
Di “Joey” mi è arrivata una nuova puntata (season 2 – episode 11) l’altro giorno, come al solito è eccezionale. Una buona serie comica con il personaggio che tutti amiamo.

Da un consiglio in rete invece mi sono gettato su “My Name is Earl”: il protagonista, dopo un chiaro e stuzzicante prologo, si ritrova a dover fronteggiare il Karma o per lo meno pagarne il debito a causa della sua vita sgangherata.

La prima puntata butta benissimo! Ve lo consiglio.
E poi conferma che la mia personale visione della deterministicità della vita sulla Terra non è poi così personale.

Devo scrivere una sceneggiatura per una mia serie TV.

Records of our life: “Vulgar display of power (1992)”

Detto e fatto. L’avevo promesso e tempo di organizzarmi ve lo propongo. Anche perchè c’è stata una diatriba/dibattito su una serie di commenti di un post su un sito di un gruppo (uff… che lunga sta frase) a me caro (Ammutinati (TM)), quindi traggo linfa vitale da lì per poi estendere. Di solito ricordo bene dove ho comprato i CD/cassette che poi adorerò, ma di questo masterpiece ho preso quasi tutti i supporti disponibili (eh.. le cassette si consumavano…), per cui non so dirvi se l’ho preso da Discofrisco o in un Auchan. Fattostà che in ogni angolo io ne ho una copia.

Il tutto inizia qui:

Col. W.E. Kurtz ha detto…
Noto (su wannaplay) con piacere che sei un estimatore di VULGAR DISPLAY OF POWER. E secondo me di album cosi’ ce ne sono davvero pochi. Forse e’ l’ unico.

Maledetti nababbi.

Sorvolando sui nostri messaggi in codice e frasi di uso comune, l’argomento focale di tutto è: VDoP dei Pantera”E’” l’album principe, re e via dicendo, del genere e anche non in taluni casi.
Giustamente non vuole essere una valutazione assoluta, magari una profonda riflessione pur analizzandola oggetivamente. Resta il fatto che qui si parla di “rokenroul” e quindi fanculo… :)

Il disco è meraviglioso, ti prende e non riesci a staccartente. Se non è così signigica che sei angosciato dal mutuo, dai problemi della vita medio/alti o una donna che ti fa dannare; salvo ciò, questo disco è dannatamente superiore.

Ma proseguiamo…
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Geniale solo per averlo pensato

Imperdibile, nella versione italiana, il kit “Governativo” :)

Plug’n'pray

“Dimebag” Darrell Abbott
(August 20, 1966 – December 8, 2004)

Rest in peace man! Stavo tornando a Padova. Saranno state le 23.
Avrei dovuto essere preoccupato per l’esame, ma dato che è già tutto posticipato nei miei piani, non ero così teso. Anzi ero sollevato dal fatto che avevo messo a fuoco delle mie carenze per la materia del caso.
Decido che era ora di cambiare CD. All’altezza di Noale, dopo i Megadeth, mi capita un CD rovinato ai bordi, con scritto “Pantera”.
Non c’ho pensato nemmeno un secondo, tanto poteva essere solo quel disco.
Skippo i vari albums (evviva gli MP3, evviva i car stereo con gli MP3) e arrivo a lui.
“Vulgar display of power”: l’unico, il solo, il masterpiece. Questo disco va ascoltato di botto, non puoi scegliere una canzone. Lo ascolti tutto. Non puoi farne a meno. E’ inarrivabile.
Ascolto tutto gudurioso e a turno emulo le parti di chitarra, basso, batteria abbaiando anche “nnnnnnnnuuuuuuulaifffff!!!!” in “a New level”.
Poi penso.
Cazzo!!
Dime me l’hanno ammazzato. Ce l’hanno ammazzato.
Ma… era l’anno scorso. Era questo periodo.

Ed è lì che realizzo 2 cose:

  • ci sono arrivato con 3 giorni di ritardo
  • è il momento di commemorarlo con un post assolutamente

Dato che è un pò tardi, mi limito a questo piccolo reminder.

Il prossimo “Records of our life” sarà appunto “Vulgar display of power”. Lo sarebbe stato senz’altro, ma in questo periodo ha tutto un suo significato.

Rest in peace, man! You’re insane and you’re great.

Così per dire…

Io ve lo dico. Uso Google Analytics.
E’ oltraggiosamente bello. Si vedono cose che non pensi nemmeno possano saltare fuori dalla visita di un sito.

Soprattutto il tuo… cioè il mio.

Adesso… io sono tanto curioso. Se leggete questo sito e metti caso che vi faccia sorridere e/o piacere… bene.

Però mi dite chi si collega da:

  • Freie Universitaet Berlin
  • @Home Benelux
  • IUnet

Qualche presentimento ce l’ho… :)

Eddai… lasciate un commento! Datemi soddisfazione!
Se siete donne ancora meglio.

Sincerità per sincerità

Lo so, dovrei essere più rigoroso.
Dovrei studiare con metodo e a domanda porre risposta.
Dovrei essere ligio al dovere e studiare ingegneria.
Dovrei lasciar perdere la storia di avermi fottuto un esame per mera burocrazia.
Lo so… dovrei mettermi lì e basta, quel che è stato è stato.

…si però non puoi rompermi i coglioni e farmi due domande teoriche del cazzo dove se sbagli una merda di indice ti sei fottuto la domanda e il compito. Non puoi chiedermi un sistema a tempo continuo con soluzioni complesse coniugate. Si perchè, non è sto gran difficile, ma se su 30 esercizi ne vedi uno così, non ti poni tanto il problema che all’esame ti esca fuori. E io il sangue freddo di rielaborare tutto, dopo che il sangue si è coagulato a bestemmie pensando alle matrici che ho cagato per fare gli homeworks e compitini e perdere poi l’esame, non ce l’ho.

Ma va cagare te, la definizione locale di sistema dalla quale derivare quella globale, la convoluzione e il suo essere prodotto di frequenza. Con le dimostrazioni del caso.

Records of our life: “Delicate sound of thunder (1988)”

Ed eccolo qua.
Per la rubrica “I dischi che ci hanno segnato indelebilmente le ossa” questa volta è il turno di un memorabile pezzetto di storia.

Questo disco introduce il mio personale periodo Pink Floyd, che non smetterò mai di venerare, pur mantenendo un pacato e apparente distacco dallo stile/genere. Anche perchè non è un genere, sono loro e basta.
Evito di premettere storie, biografie, facts&figures etc..; se non conoscete i Pink Floyd, almeno un pò più di “quelli che hanno fatto anoder bric in de uoll”, vi cosiglio vivamente di addentare qualsiasi cosa vi capiti a tiro fatta da loro. Anche la più indigeribile.

Alcuni potranno dire: “e mi parli di Pink Floyd partendo da un live che fa anche da raccolta?”.
Si.
Io ho cominciato così. Quando facevo le medie e la chitarra era un sogno lontano, in mancanza di fonti acustiche fornite da i consueti fratelli, io mi aggregavo ai fratelli altrui. I fratelli in questione erano i Bortoluzzi’s, fratelli appunto del caro compagno di mille cazzate qual’è l’Arch. Bortoluzzi Giorgio. Con quest’ultimo potrei aprire un filone di esperienze musicali live da discutere, ma sarà materia di altri post.

Tornando a “DSoT”, come spesso accadeva al tempo, mi sono fatto una cassetta dall’originale.
Conoscevo appena appena la storia dei Pink Floyd, senza parlare di alcun tipo di amenità musical-strumentali.
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