Bukkake Day 2006

Un’ombra aleggia nel web. Ma dopo tutto non è nemmeno tanto un’ombra. Facciamo una presenza.
Adesso lasciate perdere per un secondo la presenza e spostatevi con il pensiero (perchè se ci riuscite fisicamente, siete i miei idoli) nel ’83/’84.
Se volete, potete stare alzati fino alle 5 di mattina e guardarvi i vecchi Festivalbar su Rete4. Ecco, fermi lì.

Ora magicamente vi appare la copertina di un Mixage (Baby Records) qualsiasi, dove dentro ci potete travare con certezza matematica un Dan Harrow, Gazebo, Albert One, i Novecento. Mettiamo anche un Der Kommissar. Falco. Amadeus Amadeus.

Ora la perfezione spazio temporale la potrete raggiungere solo se vi recate alla pizzeria “la Terrazza” a Montebelluna (TV), dove il tempo sembra essersi fermato ai quei magici momenti. Se non fosse per i SUV di merda percheggiati fuori, si possono ancora vedere le tabelle dei gelati Sanson, con la Sansonella quella buona, a 500 Lire.
Ma questa è roba per gli autoctoni, il nostro target è ben altro.

Quello su cui volevo porre l’attenzione sono la sonorità 80′s, quella strafottenza del momento, quel lusso lussurioso e la patinata batteria elettronica.

Altro cambio di scenario. Immaginate un’orgia di gruppo, ma solo nella fase finale. Se avete capito, ottimo, altrimenti non mi dilungo.
A grandi linee questo è il Bukkake, prodigiosa arte sessual/balistica, salita alla ribalta negli ultimi anni grazie ad Internet, del sano umorismo e un pizzico di leggenda.

Che cazzo hanno in comune delle sonorità 80′s, con tutta la scenografia del caso, e la succitata arte dello schizzo?

Ma lui, Immanuel, anzi no, Casto Immanuel, il Casto Divo che sta facendo parlare di sè, grazie ad una prodigiosa produzione musicale ed un seguito sepolto nei meandri della rete. Che da questa dovrà emergere.
Perchè il personaggio merita.

Ascoltate quanto segue:

Bukkake

Download bukkake.mp3
Strabiliante vero?
C’è chi in una visione d’insieme più distinta, lo descrive così:

Immanuel - Deflorato (2005)Era diverso tempo che non si riscontrava nel panorama della musica italiana una tale capacità di descrivere con immediatezza il rapporto tra il mondo empirico ed extrasensoriale come nel riuscito esperimento del cantautore Immanuel, ormai vero cult della Rete e dei suoi motori di ricerca. Unendo infatti il desiderio eterno di felicità dell’uomo alla saggezza del mondo orientale, il giovane artista poliedrico racconta le esperienze di apertura della propria anima e del proprio corpo al totale abbandono verso l’Infinito che tutti ci circonda mediante l’incontro con un antico rimedio omeopatico. Nonostante il tema non sia facilmente riscontrabile nel genere della canzonetta esso risulta subito comprensibile ed apprezzato grazie ad un arrangiamento e una melodia di immediato ascolto che, mescolando le particolari doti canore dell’Artista a cori multietnici di accompagnamento, producono un effetto di partecipazione e immedesimazione riguardo al contenuto delle parole.

Tutta questa magnificenza nasce in una notte qualsiasi, seguendo la mia radio online (nonchè podcast, di cui saluto tutti gli amici) preferita. In una delle tante divagazioni, ad un certo punto, esce un mp3 che desta subito scalpore, oltre che ad una estrema ilarità.
“Io la do” è un motivo orecchiabile e come già detto, pienamente in stile ottanta. Sonorità recenti magari, ma il succo è sempre lì. C’è chi lo descrive come un Mango che spinge ancor di più la carica erotica della sua voce, chi ne rimane folgorato per l’estrema grazia con cui espone temi anche molto d’attualità. Canzoni come “Fellatio, che passione” e “Anoboccamano”, non lasciano la trattazione dell’argomento al caso.

In questa carrellata osannatrice del Casto Divo, dopo ore di sollazzo con “Io la do”, la quale non si staccherà più dai vostri neuroni, viene definitivamente consacrato come degno seguio la sublime “Bukkake”, in virtù della sua prodiga visione di un rito ancestrale, come specchio dei tempi.

Immanuel del canto suo, ed è proprio il caso di dirlo, non si perde in chiacchiere: con una intro che raccoglie a piene mani da “Big in Japan” degli Alphaville, inizia la visione prima chimica, poi fisica ed infine realista, del bukkake.

Immediato il consenso del pubblico che già lo pone tra le fila più alte di un nuovo filone verità, impudico e allo stesso tempo composto, sofferto e godereccio.
Un ampio dibattito tra gli utenti di una chat ormai esanime di fronte a questa melodia, concorda sul fatto che il nostro Immanuel sarà un sicuro evento mediatico, un onnipresente simbolo della gioventù che vuole vivere al massimo e nelle parole altisonanti di “è un latte che piove” trova il suo cammino.
Dopo anni di stasi e monotonia, pop trito e ritrito, politically correct con taboo mai violati, Immanuel irrompe e trova il suo posto al sole.

Non mi resta che dire “Bukkake, I wanna play it!”. All night (and summer) long.

2 Comments

  • Pingback: MezzoMondo » Blog Archive » Non siamo soli nell’universo

  • 2006-03-03 - 10.22 am | Permalink

    [...]In questi giorni da festival di Sanremo, dove pezzi tutti uguali si ripetono in una cacofonia peggio dei Festival Bar, ricordo le sonorità anni ’80, quell’elettro-pop che tanto piaceva alla generazione passata.[...]

  • Leave a Reply

    Your email address will not be published. Required fields are marked *

    *

    You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>