Archivio mensile:marzo 2006

Fermi fermi, devo provarlo

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E bravo Paul

Paul Gilbert & EmiNon vi tedio per un pò con Nuno. Però apro le danze con Paul Gilbert.
E chi mi conosce sa bene l’amore smodato che ripongo in tale personaggio.
Lui spacca. Suona tutto e di tutto. Dal pop più terra terra al metal più satanico, lui c’è.
E lui, nella terra natale delle sue chitarre, si sposa con Emi (e da qui si capisce anche da dove venivano certe canzoni 🙂 ).

Bravo Paul, auguri. Ora passa per l’Italia a rockeggiare!

(ok.. il prossimo “Records of our life” arriva presto.. se la stanno giocando “Lean Into It” e “Sailing the Seas of Cheese” dei Primus.. ma tanto li volevo fare tutti e due)

Se avessi banda

SabatonotteMi rendo conto di essere ripetitivo, lo so, ma non posso esimermi dal segnalare l’ultima genialata di Macchianera e soci.

L’oggetto di tale post arriva, manco a dirlo, dal fatto che nel Nord-Est che non lavora più e solamente ostenta, dove vivo, la possibilità di ascoltare radio on line e scaricare qualcosa poco più grande di 3 o 4 mega è utopia.

Io, in quanto adoratore di quel blog e comunque dello stile (dall’epoca di Clarence etc..) avrei voluto ascoltare Sabatonotte, sabato notte, ma non potevo. Mi sto ascoltando ora il podcast.
E guarda un pò, è una bella trasmissione. Molto bella. Non perchè mi senta di parte. E’ proprio oggettivamente bella.

A parte esserci il trio magico Neri – Bordone – Sasaki.

A parte voler definire marcatamente il cazzeggio feriale di altre trasmissioni (sempre con stile) con questo appuntamento del sabato. Ci vuole un pò di varietà, in tutti i sensi.

A parte essere organizzato con temi degli autori o proposti da coloro i quali fornisconoi suggerimenti via mail (o seguono in diretta). E questi temi trattati con scanzonata precisione e competenza. E se non fosse di competenza, meglio, lo ammetterebbero e si dimostrerebbero sempre splendidi.

A parte farmi veramente ridere.

Ecco a parte tutto questo, io la sto ascoltando ora, in ritardo. E in ritardo ve la segnalo.

Tutti e tre spettacolari. Così tutti quanti avremo qualcosa di cui NON vergognarci durante il fine settimana, da raccontare il lunedì.

Pisciamo sul bagnato

Sarebbe inutile dirlo, ripeterlo, sottolinearlo… ma tanto non costa nulla e mi va di farlo.

Sabato nella ridente cittadina di Pero di Breda di Piave (ma credo un pò ovunque) è mancata la connessione per mano di quell’azienda votata al progresso che è Telecom Italia.
Verrebbe da dire “eccolo qua.. quello che non riesce a stare senza connessione, rompe i coglioni, sempre polemico”. Bhè forse potrebbe anche essere, ma c’è chi sta messo peggio di me ormai (leggi mio padre).

Il punto non è tanto la mancanza, la sostanza sta nella solita presa per il culo.
Non vale la pena nemmeno fare petizioni, liste, campagne etc. Tanto hanno il coltello dalla parte del manico e quindi zitti.
Manca la voglia e il concetto di migliorare, non le possiblità, la tecnologia e la convenienza economica.
Dicono… “gli italiani preferiscono il cellulare a Internet” e ti credo! Bisogna essere economisti per capirlo?
I cellulari li vendono ovunque, hanno un costo relativamente accessibile e la gente che paga, ottiene un servizio. Il servizio va male, passa dall’altra parte. Lineare.
L’ADSL non c’è. Non ce l’hai. Non ce l’avrai. E ti prendono pure per il culo.

Amici miei hanno una linea ADSL da quasi 4 anni.. e dico QUATTRO. Mi andrebbe anche bene non averla ancora. Quello che mi da fastidio è la presa per il culo commerciale che ci mettono dietro.

Potentissima linea ISDN, doppio canale 128k con TeleconomyInternet: flat 24€ per 24 ore.
Bene.
Perchè una ADSL da 4Mbit deve costare 18-30€ su linea analogica semplice, mono canone e quindi con linea telefonica libera e io devo pagare doppio canone, per avere una ISDN che potrebbe andare a 128k (16K in tutto up/down), ma non lo fai altrimenti non hai più il telefono libero?

Più i 24€ di Teleconomy perchè sei un fico e hai una doppia linea, che paghi già doppio, per avere una frazione di quello che altri pagano meno.
Faccio anche notare che in Italia ADSL sopra ISDN non c’è, ma non perchè non si possa fare, solo perchè è stato scelto così. Ci sono già chissà quali casini per sistemare la rete normale (mai portata a livelli di paese industrializzato e civile). Figuriamoci se diamo anche le opzioni.
E ti chiamano per offrirti la sfavillante offerta via satellite (che ha sempre e cmq bisogno del telefono per l’upload).
E in Comune capiscono a mala pena il concetto. In effetti nel 2006, sperare in un pò di modernità, o fluidità nei servizi è pretenzioso, è vero.
Nell’Ufficio tecnico del futuro ti liquidano con un ghigno e la frase “eh ma tanto a noi ci basta così….”, senza capire che non la fanno a me o a qualche appassionato, ma questo rimanere indietro, sarà grave per il futuro economico e sociale della comunità.
Esagero? Ne riparliamo tra qualche anno.

Quindi capite una cosa. Non è il problema che da noi non c’è, è che chi può migliorare sto cazzo di paese, se ne fotte alla grande.
Tanto non puoi ribellarti. E ti senti anche preso in giro.
Allora non evolvete nulla e marchiamoci come patrimonio dell’Unesco o zona protetta, così potrò bullarmi di vivere in un’oasi faunistica almeno.
Che tutto sommato non è neanche male. Mi tocca dargli pure ragione adesso!??!?

Delle gioie dell’Italia

Non stiamo a prenderci in giro o nascondere la sporcizia sotto il tappeto.
Fautori o meno della decadenza dell’Italia, ci siamo dentro e perciò ho poco senso tirarsene fuori come a voler dire, “no non è colpa mia e allora non faccio niente”.
Sono abbastanza sterili tutte le varie polemiche, prese di posizione, mettersi da una parte o dall’altra. Non vale più la pena. Non ha senso, semplicemente.

Pur schifandomi di tante cose in Italia (a volte tenendomele per me altre volte dimostrando pubblico dissenso), ci sono cose di cui non riuscirei farne a meno. Non sono stato a controllare, ma sono quasi certo di averne già parlato. Constatando pure stamattina e in questi giorni tali positività, mi accingo a ripeterle (che brutta da scrivere la parola “accingo”, sembra un’offesa… “ohh tu brutto accingo!”).

Le Poste e i bar. Si, a pensarci, l’ho già detto. Ma tanto è mio il blog.
Le Poste mi hanno dato ancora una volta prova di funzionare egregiamente e sebbene Grillo non sia entusiasta del profilo bancario di tale azienda, in quanto a servizio postale, danno sempre più soddisfazioni. E quando le cose vanno bene, io sono il primo a sottolinearle.

I bar. I bar italiani, come direbbe Ciampi. Tu entri e senti il cigolare semi perpetuo del macina caffè e io per ricrearmi tale ambiente me ne sono trovato uno uguale per casa mia. Entri e senti “trrrrriiiriiiriiiriiiirirrrrrrrrrii”. Sono quasi convinto di perdermi l’aroma carattersitico di ogni locale, ma se la natura ha voluto che perdessi l’olfatto, non ci posso fare nulla. Fattostà che il suono dei bar, italiani, mi piace assai.
Poi il rito “cappuccio e brioche”. Accoppiata indivisibile.
La cosa che mi affascina maggiormente è il momento che va dalla fine pronuncia mio di “..rioche” e il processo di produzione che si attua.
“si…unoeottanta 4CAPPUCCITOAST3MACCHIATI1LISCIOSUCCOPESCAsi prego prendi quella che vuoi, il prossimo…”.
Mentre tu stai ancora decidendo se farti la bocca con il cioccolato oppure la crema (per non parlare dello zabaione) il sistema ha già macinato una serie di eventi che richiedono una esatta e precisa gestione onde non cadere in una errata consegna.

Il fascino della parte affascinante è appunto la comunicazione tra la stazione A (cassiere/a) e stazione B (produzione distribuzione fronte macchina caffè espresso).
La stazione A spedisce informazioni a tappeto, senza problemi, alla stazione B, la quale riceve, bufferizza le informazioni e produce. Questa cosa è ancora più meravigliosa negli autogrill, quelli grossi, in ore di punta o eventi particolari (salvo le razzie fine concerti…).
Nella maggior parte dei casi e nelle situazioni allenate, non sbagliano un colpo. Memoria fotografica. Array di tazzine tintinnanti, piattini disposti con maestria. E si ripete. Per tutta la mattina. Il rito della colazione.
Ecco io questo adoro e mi fanno ridere gli apprendisti di un qualsiasi Starbucks americano, che per farti un buon caffettino con tutte le specifiche ci mettono quei 5 minuti, mentre un barista di autogrill con 6 ore di lavoro alle spalle e fior fior di Camogli riscaldati, avrebbe già macinato, nel medesimo tempo o sicuramente meno, un chilo di caffè, fatto un numero a tre cifre di bevande a base di caffè, messo a scaldare piadine, panini o altro.
E fatto 4 giri di lavastoviglie perchè aveva un buco libero.

10 anni dopo [parte 3]

Ma no… non era finito il post sul raduno “10 anni dopo”, anche perchè ero ancora fermo al ’96.
Ebbene, dicevo, che bello il ’96.
Dopo mesi di incontri nel quartier generale di Treviso, parallelamente si susseguono crocevia di storie nella reggia di Via Tommaseo, Padova.
La citata dimora, come tante del resto quando sei studente universitario, diventa quel ritrovo di tanti amici, soprattutto quando la casa è grande.
Ogni studente che abbia vissuto la vita condivisa, porta con se nel cuore la convinzione che mai altra casa possa essere migliore della tua, è un pò fisiologico. Poi scopri che esistono migliaia di microcosmi universitari altrettanto fantascentifici, forse più, ma la tua resta quella di cui il ricordo non verrà mai sopraffatto.

Fu così che io, Giovanni (Juà), Davide (il Bigo), Ale (Curtolo), Andrea (il Testa) e Alberto (lo Slavo), ci ritrovammo a vivere per qualche mese (circa un anno e mezzo) tutti insieme. Gli stati pregressi che ci hanno portato a questa unione, richiede un altro post, più adatto ad affiancarsi al destino e similari, ma allora se cominciamo così non si finisce più, ergo facciamo che le informazioni utili alla comprensione del seguito ci sono tutte.
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Luke, io sono tuo padre

Sicuramente avrete visto o sentito parlare del discorso. Si dai… quel discorso. Quello al congresso degli Stati Uniti. Quel discorso di quello che disse ad un Camp David qualsiasi:

“Ai consider des de flag ov de iunaited steizz nos onli a flegghe ov a
cauntri, bas is a iuniversal messagg ov fridomm evv……. democrasi”

Ecco, quello lì, che ha tirato in ballo il cimitero dei caduti americani, con le “croszis”, iniziando in pompa magna “Allow me to conclude”, alla fine è riuscito in un intento che pensavo impossibile. Trovare una sfacettatura, per cui non volergli tirare 800 treppiedi insieme.

Io, quello lì, lo odio per quello che sta facendo all’Italia, con tutto me stesso. Oggettivamente parlando, sensa essere i faziosi da una parte all’altra, se quello lì, fosse un imprenditore qualunque pieno di soldi, che ti arriva al bar, parla di figa, racconta la barzelletta, offre spritz a tutti e poi su sul Mercedes, a me starebbe anche bene.

Me lo vedo che arriva, gli amiconi “oh il capellone…”, pacche sulle spalle e tanti saluti. Decisamente è un genio, del male, ma è un genio.

Ancor di più, lo sceneggiatore che gli ha scritto il finalone:

“That father, was my father and dat iang men uas me!”

Geniale, c’è poco da fare. Da rimanerci con le palle per terra, ma maledettamente geniale.