Luke, io sono tuo padre

Sicuramente avrete visto o sentito parlare del discorso. Si dai… quel discorso. Quello al congresso degli Stati Uniti. Quel discorso di quello che disse ad un Camp David qualsiasi:

“Ai consider des de flag ov de iunaited steizz nos onli a flegghe ov a
cauntri, bas is a iuniversal messagg ov fridomm evv……. democrasi”

Ecco, quello lì, che ha tirato in ballo il cimitero dei caduti americani, con le “croszis”, iniziando in pompa magna “Allow me to conclude”, alla fine è riuscito in un intento che pensavo impossibile. Trovare una sfacettatura, per cui non volergli tirare 800 treppiedi insieme.

Io, quello lì, lo odio per quello che sta facendo all’Italia, con tutto me stesso. Oggettivamente parlando, sensa essere i faziosi da una parte all’altra, se quello lì, fosse un imprenditore qualunque pieno di soldi, che ti arriva al bar, parla di figa, racconta la barzelletta, offre spritz a tutti e poi su sul Mercedes, a me starebbe anche bene.

Me lo vedo che arriva, gli amiconi “oh il capellone…”, pacche sulle spalle e tanti saluti. Decisamente è un genio, del male, ma è un genio.

Ancor di più, lo sceneggiatore che gli ha scritto il finalone:

“That father, was my father and dat iang men uas me!”

Geniale, c’è poco da fare. Da rimanerci con le palle per terra, ma maledettamente geniale.

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