Human feelings: Prendersi per mano

Questo argomento mi è venuto in mente in questi giorni, durante i quali sono molto più riflessivo.

L’altro giorno ero in gelateria a comprare… del gelato. Prima di me c’era un nonno con il nipotino piccolo, suppongo.
Il bambino in braccio al nonno era quasi in piedi, con il volto verso di me, all’altezza del viso.

La prima cosa che ha fatto è stato porgermi la manina, sorridendo, magari un pò dubbioso.
L’azione si mescolava abbastanza bene a quello che stavo pensando in quel momento: il prendersi per mano.

Prendersi per mano è un’azione meravigliosa e vale molto, ma molto di più di quanto si possa credere.
Chi la usa con disinteresse, senza dargli peso, si perde delle grandi cose.
Il bambino in questione tendeva la manina per scoprire, era il suo recettore con il mondo esterno, il più conscientemente utilizzabile: porgere la mano.
Se tu gli dai il dito, lui lo accalappia e te lo stringe, come a voler acquisire informazioni. Informazioni ovviamente a noi criptate, che viaggiano ad altri livelli, che non possiamo usare con volontà. Usa sorta di archivio dati che ci completa.
Sono sicuramente la persona più indatta a svolgere tale argomento, ma sta di fatto che mentre pensavo al prendere le mani, questo bambino mi ha dato un sacco di spiegazioni.

Migliaia di chissà quanti sensori, inviano e ricevono informazioni tramite la pelle, da un sacco di angolazioni, che nel momento del contatto fanno di noi più o meno felici, a seconda del gesto.

Può essere una carezza, una sberla, le dita che si inrecciano, una spinta, un abbraccio, la mano sulla schiena, sulla testa.
Il gesto in particolare che avevo in mente era “il prendersi per mano” appunto.
La mamma o il papà, il fratello/sorella o amico/a, la maestra o la zia. La propria ragazza o moglie. Vostro figlio.
Può essere dolce, vigoroso, sensibile o graffiante.
Quando hai paura vuoi che qualcuno ti tenga per mano, per trasmetterti l’infomazione che tu possa stare tranquillo/a. Quando vuoi dire qualcosa che non riesci con la voce o gli occhi, ci pensano le mani.
La sudorazione dei palmi condensa l’informazione affichè sia a lento rilascio. La colora.
I polpastrelli che si sfiorano, trasmettono informazioni contestuali e ci rendono coscienti del momento, oppure registrano una fotografia dell’istante che si potrà ripetere solo se quel tocco sarà ripetuto.
Una magia che nessuna macchina fotografica, registratore audio o video, strumento di misurazione potrà mai replicare o mettervi da parte. E’ lì che naviga nel vostro cervello e chissà come si fa a recuperarla.

Pensando al fascino e il potere di 5 dita che si stringono in varie modalità, il bambino mi continua a guardare con quegli occhi pieni.

Se gli avessi dato il dito indice da stringere, chissà quali informazioni avrebbe assorbito, forse avrebbe avuto solo il ricordo, condiviso tra me e lui, di un gelato preso in Maggio.
Forse c’ha guadagnato.

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