Summer of ’91 & Records of our life: “Extreme II: Pornograffitti (1990)”

Si, oggi mi sento ispirato. Inspiro.
Sono giorni un pò così e dato che il lunedì tanta lezione non c’è, oggi mi gioco il momento magico: l’estate del ’91.

15 anni. Avevo 15 anni nel ’91. Era appena finita la prima superiore fatta all’I.T.I.S. Fermi di Treviso, un anno dopo il salto dalle medie. Un anno dove vedi, impari e conosci cosa c’è fuori. Fuori dal paesotto dove abiti verso un paesotto che fa provincia come Treviso. Non che questo sia stato cruciale, ma le persone che incontri si.

Conosci uno che è venuto a scuola 3 giorni e poi non si è più visto, conosci uno che ti fa la copia di “The razor’s edge” degli AC/DC e che anni a seguire ti chiederà, senza riconoscerti, le 50 lire per il caffè in stazione. Conosci altra gente e fratelli di altra gente. Le amicizie aumentano.
Fattostà che finisce l’anno, inizia l’estate e quella volta, quando le cose andavano ancora benone, non c’era un granchè da fare in estate salvo i cazzi propri.

Il “video della settimana” su VideoMusic (pace all’anima sua), della prima settimana di luglio era “You could be mine” dei Guns’n’Roses.
Per uno come me che stava divorando Pink Floyd e non aveva avuto modo di addentare del rock più recente dei Led Zeppelin, Deep Purple etc., quella settimana è stata folgorante.
Un pò per il mito promozionale, con 6 mesi di anticipo, di Terminator 2. Perchè a quello serviva la canzone.
Un pò perchè a corollario di questo momento cardine, si sono diramati altri elementi cardine.
Un pò perchè per ogununo c’è un momento cardine, un istante che cambia tutto, il salto, la svolta.
Ecco, quella settimana è stata il mio cardine musicale.
Suonavo da ben poco e non avevo una chitarra elettrica.
Quel video in cui 5 personaggi improbabili cantavano di droga e sesso con un ritmo del genere, così incalzante, non passa senza lasciare un segno.
Era l’estate del ’91.

Il video della settimana era una figata immonda per il periodo: lo stesso video a rotazione, ogni ora. Ogni ora sapevi che lui era lì. Quale metodo migliore per manipolare giovani menti.
E io ogni ora, ero lì. Era proprio bella VideoMusic.
Una intro di batteria mai sentita, almeno per me: carica, violenta, incalzante. Suoni pieni.
E un Terminator che dice “Hasta la vista, baby…” nel mezzo, rendeva la cosa ancora più epica.
Io e l’Arch. Bortoluzzi, amico di una vita, ci abbiamo lasciato l’anima su quella canzone.
Ma questo è stato solo il granello che scende, per creare la valanga.
In quella estate, non ricordo bene se prima o dopo, si sussueguono altre 3 illuminanti uscite, che alla fine di tutto andranno a coronarsi in un acquisto di massa il Natale stesso, in CD. Bene assai pregiato per l’epoca.
Di “Lean into it” dei Mr. Big, ne ho già parlato. Il video di “To be with you” ha avuto un peso considerevole.
Gli Skid Row se ne escono con “Monkey Business” e un album, “Slave to the grind”, veramente pieno, ma lo scoprirò solo anni dopo.
L’evento a completare la reazione chimica dell’estate del ’91 è stato “More than words”.
Si, si, si.. dai.. avanti. Ditelo. “Ahhh la ballata di quelli.. come si chiamavano.. gli.. E… ext….”.
“Chi… quelli con la canzone uguale a Carboni e Jovanotti?”.

Tralasciando il trashume-ignoranza-pressapochismo-totaleincomprensionemusicale di cotali e più volte udite definizioni, “More than words” è stata veramente la componente finale per il botto.
L’inizio del video era bellissimo: il brusio dell’amplificatore del basso, che poi viene spento; le bacchette appoggiate. L’inqudratura in uscita dalle corde della chitarra mentre c’è questo strum (mh.. in italiano potrebbe essere… schitarrata a mano e/o plettro di accordi, di solito su acustica) ripetuto, cadenzato, stoppato.
Tutto ciò in bianco e nero. Con la bandiera del Portogallo sugli amplificatori.
Prima ancora di valutarla per il testo, io ne ero affascinato. Non ero preso dal momento perchè era una hit. Ne ero proprio rapito.
Per un’estate, quella del ’91, nello stanzino di sopra, quello piccolo, chiuso, al caldo, sudando e con il fiatone dal caldo, ho suonato ore e ore quella canzone. Finchè il ritmo non fosse perfetto.
Le corde giuste.
Poi, una volta acquisita, l’ho portata con me in tutte le cose che ho fatto.
Extreme II: PornograffittiIl disco da cui proveniva, Extreme II: Pornograffitti, è stato un vero simbolo, prima per me e poi per la musica del tempo.
Era tagliente, forse troppo, era stracolmo di ritmo, di funk. Di tecnica e di dolcezza pure. Quello era ed è un disco fighissimo, sebbene “III sides..” sia stato il vero capolavoro.
Quella chitarra che sembra un violino, così veloce, quei ritmi massicci di “Get the funk out” pur essendo incredibilmente scarni. Quella canzone bollata come ballata e fautrice di successo e caduta.
Non sono facili da capire gli Extreme: sono politicizzati, sognatori, artist, rockettaroni. Era difficile lasciare uno spiraglio perchè potessero prendere piede. Ci sarebbero stati i Metallica con il Black Album di lì a poco, i Nirvana in salita verticale e l’atto finale della decandenza all’apice dei Guns’n’Roses.

Io ringrazio Nuno per avermi inculcato quel senso del groove e del ritmo, di avermi fatto capire di poter metterci della tecnica anche su canzoni un pò più profonde della norma.
Quello che sarebbe stato dopo degli Extreme, si vedrà sul palco del Freddy Mercury Tribute e dopo anni ne verrà fuori un DVD dove ci sono tutti e mancano le performances del pomeriggio, dove appunto troneggiano gli Extreme con un vero, unico, totale e doveroso tributo alle canzoni dei Queen.

L’estate del ’91 forse non è ancora finita. C’è sempre la voglia di imparare, partecipare e scoprire.
C’è sempre la voglia di farsi accompagnare dalla musica e trarne quanto di bello esiste in essa.
C’è sempre la voglia di quel volume del gruppo, degli amplificatori, dei palchi e della gente contenta che tu possa suonare per loro.

L’estate del ’91 però non mi ha insegnato una cosa, che avrei capito solo mesi dopo:
non suonate mai “More than words” alle festine, perchè mentre suoni, ciulano gli altri.

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