Te le vendi, te? [1]

Oggi, tra i vari accadimenti singolari, mi sono tornate in mente delle perle di televisione privata.
L’avevo detto tempo fa: un post sulla mia 25ennale esperienza su tv private e relativi programmi, l’avrei fatto.

Bene, e sia.

Non ho memoria sicura, una data, un giorno o un periodo. L’istante in cui ho preso conoscenza o coscienza.
Prima era un passatempo innoquo e innocente. Insomma, un bambinetto di 6 anni che scanala in un periodo in cui di canali ce ne sono pochi, non è un dilemma.
Non è un problema. Oltre a TelePadova o Koper Capodistria non si andava. Altro che Rete4 o Italia1, mica c’erano alternative.
Oltre alla RAI si intende.

A scavare nella testa, non che sia così decisivo, il primo ricordo consapevole risale alla Lucciola lavavetri.
Sarà stato l’83 circa. Antenna 3 (Veneto) la rete.

Nella rivoluzione televisiva che Berlusconi stava avviando (e se continuava a farlo era meglio, forse), tra nuovi shows in prima serata e il “Pranzo è servito”, la scia delle TV private locali era quanto di più intrigante ci potesse essere per un bambino.
E a me intrigava la Lucciola. La televendita, un pò in stile americano italianizzato povero (insomma, buttato lì), un pò artigianale, era alquanto semplice: far vedere quanto fosse facile pulire i vetri di casa, ma soprattutto, gli SPECCHI di casa, con tale strumento.
La cosa a me strabiliante, era la quantità di grasso e sporco che riuscivano a spalmare su uno specchio.
Era una cosa di un fascino perverso. Prosciutto, manate, pennarelli…
Poi arrivava lei, Lucciola. Un motore con involucro verde, spazzole intercambiabili, supporto quadrato con meccanismo addizionale per ulteriori 4 spazzoline più piccole, queste non intercambiabili.
Dopo aver distribuito uniformemente lo sporco, nei casi accettabili, la potente rotazione coadiuvata dalle spazzoline, bastava.
Ma se vi eravate fatti scappare troppo strutto (come se in una casa lo strutto viaggiasse libero) arrivava il tool definitivo: il vello di agnello per lucidare! Ah si!
Quello toglieva tutto, perfettamente brillante. Potevate, con un sapiente cambio di camera, anche lucidarvi la macchina. Sembrava, e io ne ero assolutamente rapito, non poterne fare a meno.
Ma non si fermavano qui. C’erano le prolunghe. Chi di voi non ha delle veneziane (tende) alte almeno 2 metri e mezzo da raggiungere con tale strumento. TUTTI. Infatti io avevo le veneziane, che da quel giorno hanno avuto tutto un altro significato per me.

Favolosa e imperdibile. Anche perchè, essendo la prima, la battistrada delle televendite, il tutto è andato avanti un pezzo. Anni. Durante i quali io non mi capacitavo di come a casa mia e in quella di tutti i miei amici non ve ne fosse traccia.
Ma era solo l’inizio.

Dopo un pò di anni quindi, l’affare si complica. Si avverte il sentore che la televisione privata, in Italia, può essere un veicolo serio di circonvenzione di incapace. Ma gli incrementi sono ai più impercettibili, ma non a me.

Non posso non portare alla luce l’oggetto del desiderio che spazzò via Lucciola dalla mia mente.
La cosa sublime stava nel fatto che più o meno l’idea era sempre quella. Un motore.
Ma che motore? Il TUO! Quello del tuo trapano.
Lo avete adorato quanto me, ne sono certo. Almeno una volta nella vita avete insanamente desiderato levigare il vostro davanzale di marmo con praticità. Almeno una volta siete stati rapiti da quella gomma vulcanizzata speciale per pulirlo dal centro verso l’esterno, godendo di quell’effetto radial-spiralidoso che veniva a crearsi.
E’ lui, è il Platorello Platofex, che se non ricordo male (e qui Internet pecca assai) aveva un bellissimo logo con un riccio.
Dalla rete però scopro esistere ancora una sua incarnazione, o forse un retaggio di magazzino. Lo presentano così:

Kit ideale sia per l’artigiano sia per l’hobbista: consente di carteggiare, smerigliare, limare, affilare, levigare etc. Grazie al robusto perno a snodo e al piatto di acciaio ben equilibrato rivestito in materiale adesivo, si ha una smerigliatura uniforme, senza vibrazioni. Il perno a snodo (o flessibile) viene fissato mediante uno speciale dado, mentre per un utilizzo tradizionale, è sufficiente sostituire il perno a snodo con quello fisso. Per la pulizia del disco si utilizza la gomma in dotazione, che posizionata al centro del disco si fa muovere verso l’esterno con una leggera pressione. Il Platorello si può fissare a qualsiasi trapano e questo, a sua volta, si può fissare tramite il morsetto nella posizione più adatta per il lavoro da svolgere.

E’ cristallino nella mia mente. Vorrei fare l’archeologo tra le TV private per riesumare quel video e sono sicuro che esiste ancora.
Facevano tutto con il Platorelo Platofex. Infatti a momenti facevano anche quello che faceva la Lucciola. Ovviamente anche qui c’era il vello d’agnello (brutto periodo gli anni ’80 per gli agnelli).
La voce era ferma e decisa e quella scena implacabile di un davanzale vecchio e rovinato, tornare a gioventù in così poche passate, mi prendeva in ostaggio.
Estati intere. Ogni mattina. Non capendo il perchè di questa ostentata ripetizione (dicasi: vendere, vendere, vendere), io continuavo a subire. Per altri anni. Stiamo arrivando a larghi passi verso la fine degli ’80s.

Stiamo per giungere alla ascesa di Wanna Marchi (epica la volta, quando trasmetteva in diretta, del suo annuncio di tuffo in piscina vestita. Lo ricordo come un evento) con lo SciogliPancia, del Baffo con i suoi “Cccerrrto” e gli orologi, di Roberto Artigiani e il Magic Harry.

Stiamo per cavalcare i prodotti epici, di cui tutti ora si bullano un pò, ma noi, veri amanti del genere, conoscevano da tempo immemore.
Noi rapiti da quelle immagini, drammaticamente e ridicolmente segno dei tempi, libri di storia inconsapevoli di un periodo insulso, noi dicevo, che ne adoravamo la forma, noi sì che ne ricordiamo i momenti migliori.
Il panno magico, la scala ripiegabile, il Bogumil, il Kyrò!!!
Fino a giungere alla decandente settorialità uccisa dai telefoni erotici, per poi culminare in una nuova era (o vecchia per gli americani) dei Miracle Blade.

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