Bristo(l)ry : introduction

[Update: 26/06/2006]Il parco di Clifton Park
Non chiedetemi come ci sono capitato e perchè.
Il perchè alla fine non lo so nemmeno io. Mettiamo che c’è chi va in India per riscoprire se stesso/a, chi in Jamaica o Amsterdam per fumarsi l’impossibile, chi a Londra per farsi il mesetto per “lavorare un pò e imparare l’inglese”… io vado a Bristol. Mettiamola su questo piano.
Fattostà che sono a Bristol, UK. 20 km da Bath, zona termale impiantata dai Romani, che come si sa, non si facevamo mancare nulla e patria natale dei “Tears for fears”, band che ha siglato tra le migliori canzoni degli anni 80. Insomma… un posto che non sia il solito posto.

Antefatto

Per fare in modo che il giretto non diventi un salasso, dopo l’iniziale quanto ovvia idea di alloggiare in un ostello della gioventù, Internet mi viene incontro con le sue tentacolari opportunità.
Un personaggio che io reputo un genio, qualche tempo fa, voleva viaggiare in giro per il mondo. Ovviamente come ogni “giuovane”, si trovava a corto di soldi, ma non di inventiva e del sano spirito di adattamento.
Costui chiese al mondo un semplice divano, per farsi la dormita notturna, tra un luogo e l’altro, senza molte pretese, senza voler essere di disturbo e magari facendo nuove amicizie.
Questa cosa, che ripeto, ha una meravigliosa idea di fondo, si chiama Couchsurfing: surfando sui divani altrui, oggi a me, domani a te o ad un altro. Semplice, quanto efficace.

So… let’s couchsurfing!

Raccontando questa cosa, molti (tipo madri o ipocondriaci) pongono l’attenzione sul fatto di poter venire a contatto con gente non propriamente “positiva”, la quale magari se ne approfitta per poi figurare in articoli di cronaca nera o a sfondo violenza sessuale. Tutto sommato è un dubbio lecito.
Ma il nostro luminare del momento, tale Casey Fenton, non l’ha pensata proprio male e il sistema assomiglia un po’ ad E-Bay, cioè si alimenta della fiducia reciproca, sui feedback (review positive) di gente che ha già preso contatto e surfato, così da rendere la cosa affidabile, sicura ed eccezionalmente divertente.
Se vi piace girare il mondo, sperimentando cose nuove e soprattutto conoscendo gente nuova, provatelo.

Anyway… io ho provato, ho fatto la mia ricerchina con “Bristol” e mi sono venute fuori un pò di opzioni.
Tra varie persone più o meno referenziate, Jolane è quella che dimostra più simpatia, humor e sana disponibilità a farti viaggiare in totale discrezione. I feedbacks sono tutti entusiastici e dalle mail che ci scambiamo sembra proprio un personaggione.
Infatti mi trovo (con abile volo pindarico e spazio temporale) in una casa enorme di gentilissimi sconosciuti. Dalla quale, aprendo il mio fido PowerBook (la piastrella da 12″ di alluminio) e attivando il wireless ti spunta un “belkin54” network al quale potersi collegare, sapientemente aperto a tutti o non protetto a molti.
In un castello british tra gatti e moquette.
Torniamo un secondo al viaggio, all’arrivo in Bristol. Del resto ne riparleremo.

Day tripper…

Non essendo uno proprio libero di girare quando vuole, oggi è stata una giornata un pelino concitata.
Ultima lezione di “Fondamenti di comunicazioni” e penultima di “Microcontrollori e DSP” che vado a seguire regolarmente.
Sta cosa del Couchsurfing è affascinante, ma a me andare a casa di gente che non conosco, dormire a casa loro, espletare fatti miei nel loro bagno e non portare niente in segno di ringraziamento, mi sembra bruttino.
Infatti nei giorni antecedenti alla partenza, chiedo cosa vorrebbe Jolane dall’Italia.
Del formaggio, di capra o pecora. Più che onesto, per l’opportunità che mi offrono e quindi vado ad esaudire la richiesta cercando in un supermercato.
Impacchetto tutto, borsa fatta, detergenti vari messi via, presenti vari insacchettati, questo ce l’ho, questo pure. Addirittura il libro di Comunicazioni per studiare tra un parco e l’altro. Sembra tutto ok.
Sembra.
Parto alla volta di Tessera dove il caro amico Xea dovrebbe aiutarmi a sistemare la macchina senza spendere un patrimonio, durante questi 4 giorni di nomadismo.
Dovrebbe.
Al mio arrivo in zona aeroporto, come dice Lucarelli, ad un certo punto succede qualcosa. Xea, preso dalle sue mansioni, non mi avverte del fatto che non può tenermi la macchina. Bene, cominciamo bene.
Mentre facevo i conti di quanti soldi avrei speso in parcheggio a fronte del bilancio di quelli risparmiati in alloggio, vedo di giocare l’asso di Danari e quello di Spade: chiamo la mia amica Federica dell’entourage aeroportuale e Gian, che sarà quel che sarà, ma ogni tanto se ne esce con performances di tutto rispetto.

Come cantava Dario Baldabembo

“L’amico è, più ce n’è meglio è, è un silenzio che può diventare musica…”.
Non c’aveva tutti i torti e grazie a Federica e il succitato entourage aeroportuale (grazie Caterina!) riesco ad assicurare a fidate mani, la mia auto e potermi quindi dedicare a cose tipo check-in e sboronate da manager di successo collegandomi in wi-fi in aeroporto.
Tempo 20 secondi, il necessario ad EasyJet per caricarti su di un aeromobile, sono al gate, completamente vuoto. Ma come?!! Forse ho esagerato con l’essere previdente e sebbene preso alla gola dai primi imprevisti, sono comunque in anticipo. Vabbè, poco male. Sfodero la piastrella di alluminio e cerco una qualsivoglia modulazione di segnale in radio frequenza attorno ai 2GHz, onde potermi collegare con il mondo.
Nel mentre arriva una ragazza un filino iperattiva che armeggia con il suo Blackberry ad una velocità impressionante. E non sta a scrivere sms tipo “Nn s qnd arrivo, xke sn ferma in aporto”, ma mail fisse, lunghe, tante. Tra un millisecondo e l’altro, tempo medio di pausa tra una mail e l’altra, mi dice “Aegrqwgdq my bag?”.
A mezzo di sapienti algoritimi di comprensione del linguaggio, capisco che deve andare al cesso e le serve qualcuno che le guardi la debordande borsa marchiata “USA Today”.

Insomma conosco Andrea, una che cura le vendite di non ho ben capito a che livello per USA TODAY. Gentilissima, simpaticissima, mi racconta dei suoi bambini, ai quali sta scrivendo con il suo terminalino e che il fratello del suo ex-marito, se ho capito bene, ha il più grosso negozio di chitarre della nord est USA.
Mi appare il Da, compagno fidato di viaggi assurdi, tra i quali quello ad L.A. di cui dovrò a breve importare i posts, sotto forma di gas che si ricompone nella sua figura come Michael Jackson con la sabbia in “Remember the time” (incredibile, come WiKipedia abbia un link per tutto… e YouTube un video per quasi tutto – video di “Remember the time”).
Mi alza la mano in segno di stima, tipo il Papa e mi sollecita ad appurare quale negozio, dove, come e quando sia possibile venirne a contatto per un poderoso scambio di 6 corde.
Scomparso in una fumata bianca, rispondo ad Andrea che forse non si rende conto a chi sta dicendo una cosa del genere.
Tra le varie cose mi parla di Venezia, che le piacciono un sacco i gioielli, che si è girata tutti i negozietti, conveniamo che la maschere veneziane tipiche sono tipiche cinesi e che lei ha pagato 42€, dico QUARANTADUEEURO, un calice, dico UNO di prosecco.
Riappare il Da dicendomi che se ci agevola lo scambio di chitarre con l’oltreoceano, le facciamo arrivare 42 casse di prosecco “with compliments”.
Bene, cominciamo molto bene.

L’aereo arriva anche in anticipo, viaggio liscio, intoppi zero. Saluto Andrea, che fa scalo per poi tornare negli States, ci auguriamo tante buone cose per il futuro e ci si sentirà per mail, perchè il Da mi è riapparso a sollecitare lo scambio di informazioni.

E adesso?

Sono seduto sulla panchina esterna. Tra una ragazza che sembra aver finito il turno all’aeroporto, come in una canzone dei Pooh e un signorotto tanto distinto quanto allo sbando.
Io mi armo di iPod e aspetto l’arrivo del bus, il quale so già costare 7£. La mia prima sopravvivenza in UK consta di un cambio di 20€ per le cose basilari, tipo il bus.
L’iPod, questa mano del male per cui ogni momendo viene scandito da una canzone, per la quale ad ogni ascolto avrai o un sorriso o una lacrima per quanto vissuto, inesorabilmente spara roba easylistening, non si sbilancia più di tanto.
Ecco la song list, dello sbarco. Nome canzone, durata, disco, autore data e playtime.


L’italiano 3:55 – Toto Cutugno 16-06-2006 01:02
Both Sides Of The Gun 2:44 Both Sides Of The Gun [Disc 2] – Ben Harper 16-06-2006 00:58
Getta Bloomin’ Move On! 3:55 The Italian Job [1969] – Soundtrack 16-06-2006 00:55
The Prisoner 6:18 Fozzy – Fozzy 16-06-2006 00:51
Lie Down 4:41 Live… In The Heart Of The City – Whitesnake 16-06-2006 00:45
Amici Per Sempre 5:02 – Pooh 16-06-2006 00:40
Born to Be blue 7:26 Full House – Wes Montgomery 16-06-2006 00:35
Hop The Train 3:39 Untitled – New CD (2) – Nuno Bettencourt 16-06-2006 00:28
By Demons Be Driven 4:40 Vulgar Display Of Power – Pantera 16-06-2006 00:24
Forever And Ever 4:20 And The Glass Handed Kites – Mew 16-06-2006 00:20
It’s So Good 4:16 Super Colossal – Joe Satriani 16-06-2006 00:07
Liar’s dice blues 6:28 Black pearls – Eric Sardinas 16-06-2006 00:03
The Spark That Bled 5:54 The Soft Bulletin – The Flaming Lips 15-06-2006 23:56
If You Have to Ask 3:36 Blood Sugar Sex Magik – Red Hot Chili Peppers 15-06-2006 23:51
I wish you peace 4:46 One of these nights – Eagles 15-06-2006 22:48
Nikka Costa – On my own 3:29 15-06-2006 22:44

Lì seduto su quella panchina di sciagurati, della quale facevo parte, i Pantera mi urlano “By demons be driven”.
Non nascondo che sono guardato attorno con fare circospetto.
Il bus arriva, con il mio fluente inglese anglosassonizzato chiedo cortesemente un “return” possibilmente valido per il mio ritorno tra 4 giorni.
Nel tragitto verso il centro, cose nuove, insegne nuove, luoghi nuovi, visti con inglese simmetria.
Prendere le rotonde al contrario e provare a pensare che frontale avrei fatto io se avessi noleggiato un’auto.
Pub ricolmi di inglesi, dopo la partita. Cartelloni pubblicitari di compagnie telefoniche e servizi di tappezzeria locale. Vetrine l’una affianco all’altra.
Questa cosa di essere in Inghilterra e non vedere la solita Londra, dove trovi il vicino di casa oppure il tipo conosciuto 6 anni prima a Barcellona. Insomma dove ci vanno un pò tutti, soprattutto ora che costa meno prendere un low cost che l’autobus per il centro di Treviso.
Sono sempre affascinato dalle visioni nuove e non per il proviciale che esce dal bozzolo e si stupisce. Resterei a guardare delle cose anche se fossi a Padova, se la cosa mi intriga. Molta gente per superiorità o dimostrazione di vita vissuta, non gode degli istanti. Anche i più banali.
Quel viaggio in bus, dall’altra parte della strada, solo a mezzanotte, con le luci fioche dei fanali e delle strade, i pub con gli schermi al plasma (o lcd), visibili da fuori, il progressivo crescere della città, la stazione dei treni e poi poff… la stazione degli autobus, per me era intimo, piacevole, diverso dal solito e appunto intrigante nella sua semplicità.

And The Best Has Yet To Come

E vabbè… come in una scena di Kubrick, mi ritrovo in una stazione degli autobus, illuminatissima e bianca.
Poca gente che va, poca che viene.
E’ arrivata l’ora di raggiungere la casa di Jolane. Sfodero la mia cartina self-made, con solo l’area interessata al mio tragitto fatta con Photoshop e GoogleMaps. Tanto domani me ne comprerò una figa, non tanto per il senso dell’orientamento, ma perchè di ogni posto nuovo, dopo un’iniziale adattamento logistico, mi piace avere un ricordo topografico. Oh… ognuno ha i suoi vizi.
Sarà, ma all’una di notte, con due borse in spalla, una cartina grigia su sfondo bianco, stanchezza addosso e un iPod sibillino, commetto un errore. Un fatale errore, direi.
Mi sono perso per Bristol, che per informazione è fottutamente collinare. Mica lo dice questo Google Earth. Oppure lo dice, ma non aggiunge frasi del tipo “Vecchio c’è da sudare l’anima”.
Ad ogni modo sono tutti in giro ancora, oggi che ha giocato l’Inghilterra.
Dopo un tentativo di richiesta di aiuto a dei policeman che devono essere stati in assetto anti sommossa da giovani ubriachi e quindi mi hanno liquidando dicendo “now we can’t because….blablabla..” prah chiuso il finestrino, mi ritrovo fuori dalla mia area di azione prevista dalla cartina.
Quindi orientamento o no, ce l’ho nel culo.
Tra sudori indicibili, comincio una serie di bestemmie urlate come a far presente che una mado, anche divina, non sarebbe sgradita.
Come verrò a sapere dopo, ero uscito di un pò dall’area interessanta e come scopro subito devo fare una salita, una dura, ma non la peggiore, per riprendere la retta via. Evidentemente l’aiuto è arrivato, ma per le parole spese nella richiesta, c’è stato un trade-off su come raggiungere lo scopo.
Mi aiuta uno gentilissimo, simpaticissimo, mezzo inglese, mezzo del Montenegro (come dirò, si chima Kamil), che dopodomani di graduatizza in matematica. Mi aiuta a ritrovare la via, dalla mia cartina artigianale fatta da Google Maps. Parliamo, quando mi resta un pò di fiato, di Gauss, dell’Erasmus, dei percorsi ottimi e che minchia ci faccio a Bristol. Bravo, ottima domanda.
Come un’oasi nel deserto, al passaggio di una volpe in pieno centro cittadino, su di uno zebra crossing avviene l’incontro con Jolane, ringrazio infinitamente Kamil e finalmente posso fermarmi, in questa giornata fuori dal comune (anche perchè non ero in Italia e non dovevo andare in anagrafe… mamma che brutta questa).

Tutto liscio insomma. Domani si cerca un adattatore per le prese europee. Che sono furrrrbo.
Si perchè, sembrava che la borsa fosse piena di tutto quello che serviva.

Mentre ascoltavo in sequenza Wes Montgomery, Pantera, Wilco, Eric Sardinas e i Pooh ovviamente, mi ripetevo senza risposta che cosa ci facevo qui, ma al tempo stesso che volevo una birra gelata, andare al cesso, fare una doccia e qualche altra cosa.
Stacco, che mi si consuma la batteria.
E questa è solo l’introduzione.

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