The Phoenix rises from the ashes

As soon as possible, I’d like to post an english version, just to amplify my personal vision about Couchsurfing.com. So, for whom the bell doesn’t speak italian, wait for a while if you’re interested to my verbal desease or, better, please check Couchsurfing.com

Qualche settimana fa, come si evince dalle foto, posts o links, sono stato a Bristol e come ho appunto notificato, ho usato una cosa meravigliosa come Couchsurfing.com per trovare un alloggio e stare li 5 giorni.

In condizioni normali, nell’ipotesi più economica, avrei scelto un ostello della gioventù: soluzione quanto meno economica, pratica, con possibilità di conoscere un sacco di gente da ogni parte del mondo, insomma, una bella cosa. Per quanto poco però, dovevo pagare, avere limitazioni di orario in alcuni casi e prenotare, sperando pure di trovare posto.

Couchsurfing porta un pò più avanti l’idea e unisce la voglia di girare il mondo ad una sorta di eMule di risorse fisiche come il “divano”: condividere quanto più possibile, per sedare la voglia di viaggiare e dare una mano.

Una sorta di “comunismo” su più livelli, concentrato sul dare quanto meno un diavano su cui dormire, ma che non si limita magari solo a quello. C’è un pò dell’idea di eMule, con le garanzie organizzative in stile eBay, con la praticità di una mail. E usando intelligentemente la tecnologia a disposizione, cosa assai rara.
Tanti fanno domande sul fatto se sia sicuro o meno, che garanzie da, chi ci guadagna.

In realtà ci guadagnano tutti, ma è anche vero che non girano capitali per cui grosse corporations possano esservi interessate. A discapito di una grossa mole di lavoro (e di risorse) da parte di volenterosi che amano darsi da fare, il fatto che non ci siano obiettivi commerciali, è solo un bene.
Mantiene l’utopisca idea di fornire un servizio quanto più buono possibile, aiutandosi.
Lo so… è quasi ingenuo parlarne in questi termini, ma finora è stato così e spero duri.
Dovete andare a vedere un concerto in Belgio, volete visitare la Nuova Zelanda, volete farvi il coast to coast americano? Questo sistema, se avete un minimo di intraprendenza e voglia di cose nuove, fa per voi.

Arriverà certamente il momento in cui ci dovranno essere sponsors, banners, soldi che girano e quant’altro perchè è tutto bello finchè funziona, ma quando un tracollo hardware di taglia le gambe, lì la carità non esiste.

Ed infatti questo è accaduto.
Ad un tratto, crack. Hard disks andati, un sistema cresciuto per passione svanito. Un pachiderma azzannato alle zampe. Tutto fermo e il sogno si trasforma in depressione.
Tanto lavoro, nel nulla.

Posso solo lontanamente immaginare Casey e i fondatori di Couchsurfing cosa possono aver provato e non mi è difficile credere che volessere mandare tutto a cagare, tanto lo sconforto. Senza contare le migliaia di persone che dovevano partire, restare in contatto, trovarsi e provare o riprovare questo fantastico modo di “condividere”.

Ma si sa, anche lo sconforto più grande, quando c’è appoggio, si trasforma in una fionda per andare avanti e fare meglio. Questo sarà quello che succederà tra il 21 e il 30 di Luglio a Eisenstadt, Austria, dove il Collective 2006 europeo si incontrerà per mettere sul piatto tutti gli skills necessari (programmazione, organizzazione, grafica, marketing o anche solo cucinare per tutti!) per dare forma ad una nuova release di Couchsurfing più forte che mai.

E io ci sarò. Per lo meno cerco di far parte di questa grande idea.

2 pensieri su “The Phoenix rises from the ashes

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