Musica, la musica. Torna sempre lei e allora mentre ascolto una canzone a caso che per me sceglie iTunes (ora Pat Travers con Gettin’ Betta), leggo qualche recensione su Rolling Stone e mi chiedo se anche questi che hanno tutte queste soavi cose da dire, alla fine, la musica se la gustino davvero. Mi chiedo se tutti queste osservazioni siano giuste. Che poi un giusto non esiste, ma sembra tutto talmente lontano dall’”ascoltare musica”. Sembra che se non hai 8000 gruppi indie nella tua collezione non capisci un cazzo di niente e un buon assolo, come quello di Hotel California, è roba da “uno che non ci capisce nulla, che è roba scontata”.
A dire il vero me lo sono sempre chiesto.
Quando la gente dice la sua sulla musica, ma non solo, intendo. Ne ho conosciuto pochi veramente sanguigni per la passione musicale, suonata e ascoltata. La vastità di sfumature sui possibili temi a riguardo è talmente infinita che non mi ci metto nemmeno, ma ribadisco, io me lo sono sempre chiesto “Ma questo dice queste cose perchè deve reggere la sceneggiata o sente veramente certe sensazioni?”. Sarà che io non sono capace di fingere e quello che sono e penso, dico. (Ora Robben Ford con “Over my head”)
Spesse volte meravigliato, dalla sfrontata sicurezza con cui certe persone sancivano un commento su una canzone o una band. Forse mi dava più fastidio l’altezzosità, perchè ognuno è ovviamente libero di avere i suoi apprezzamenti. Ecco, si. E’ la supponenza del “fidati che so io” e percepire chiaramente che ti sta considerando come uno che non ne capisce tanto quanto lui. Il che potrebbe essere anche vero in taluni casi, ma questo dovrebbe essere fonte di dialogo.
Io adoro trasmettere quello che so o provo riguardo alla musica o le chitarre, per dire. Quando parlo di chitarre, lo faccio con una passione che delle volte ho paura venga equivocata come la supponenza di cui sopra che odio.
(Uhhh Primus con “Jerry was a race car driver”)
Insomma, giusto per bilanciare gli animi, ora come ora mi piace scaricare i torrents (quando posso, si intende) delle monthly indie rock playlist fatte da non so chi, un centinaio di canzoni per cui vale la pena aumentare il coefficiente di casualità del vostro player preferito e magari mettervi al pari con i vostri amici alternativi.
E poi è bello pure perdersi in eterne ripetizioni come fa il nostro coinquilino qui in Göttingen. E a tal proposito vi trasmetto “Ruby” dei Kaiser Chiefs, da me intricatamente ricordati e deturpati nel nome in “König potatoes”.
E Flickr dove lo lasciamo?
Vedere dove sta vivendo ora il mio amico Zella, scoprire l’ultima foto di Stefano o fare una ricerca a caso per rendersi conto di come la fantasia umana possa manifestarsi. Di persone che fotografano dannatamente bene. E qui mi fermo.
Come ci si dovrebbe fermare di fronte a ImDB.
(Ahahaha ora ascolto “Keine Lust” dei Rammstein, come dice Oliver, the room mate from Hell, “the best video, ever!”. Vi prego guardatelo.)
Come dovrebbe fermarsi la lacrima di commozione a quando penso al giorno in cui o conosciuto Konstantina e tutti gli eventi che hanno portato a vivere con lei ora. Stupirsi del fatto di come è vivida ogni cosa. Di come sia stata sognata e sofferta secondo dopo secondo prima di rivederla. Giocare ad incastro con ogni momento vissuto quest’estate. Ogni kilometro fatto per unire i puntini dell’immagine dal primo all’ultimo.
Poesie e pensieri forti, dolci, sensibili. I miei come quelli di altri, che si possono leggere in altri blog. Ognuno la sua storia, come le vite diverse, di persone diverse che noti quando, guardando fuori dal finestrino del treno mentre arrivi in una stazione, per pochi attimi, entri nella cucina, nel terrazzo o nel cesso di qualcuno involontariamente.
Pensi in quante fotografie sei capitato per sbaglio. In quante vite sei entrato altrettanto involontariamente.
A quanta gente ti guarda, magari appeso alla parete, mentre gli sei passato davanti in una foto rubata a Venezia.
Pensi se le tue cose possono essere interessanti. Pensi se puoi scrivere o fare qualcosa di interessante.
Alla fine resta solo il fatto che per pensare e scrivere queste cose, sebbene partito con il più lodevole degli entusiasmi, ho solo perso del tempo e, mi duole dirvelo, lo avete fatto anche voi leggendo.
Ma almeno forse, vi ho fatto sapere che i convertitori ad interruttore che ora mi assillano, non sono altro che i soliti fottuti alimentatori per PC che avete a casa.
La vita è un duty cycle che oscilla, ricordatelo.
2 Comments
“feedback control”?
“convertitori switching”?
“duty cycle”?
Ma non avevi detto che tornavi a scrivere i post in italiano?
A dire il vero, no.