Lollipop, lollipop… uh lollilollilop…

Questa mattina dovevo essere a Padova accettabilmente presto. E non dico “considerevolmente” presto, dico “accettabilmente”. Avere perciò garantito quel margine operativo e logistico nei 63km che mi separano dall’università sarebbe stata cosa gradita.

Voglio dire, non pretendo che il treno arrivi in orario ad esempio quando ho un esame. Sarebbe pura blasfemia.

Dai tempi d’oro in cui vivevo in Vicolo Pastori (distanza massima registrata tra il mio letto e l’aula dove avevo lezione, non superiore ai 300mt; tempo di latenza dalla grattata del sedere post risveglio alla seduta in aula, senza nemmeno dire “aspetta che mi muovo”, poteva arrivare anche ai 7 minuti), mi sono ritrovato nella condizione di sottostare ancora a quella setta che prende il nome di Trenitalia, dove ora non è solo Trenitalia, c’è anche RFI e tante altre sotto varianti. Insomma le famigerate FS o FF.SS. (per chi come me non l’aveva evinto anche dopo i 10 anni di età, la lettera doppia sta a significare il plurale, come i Vigili del Fuoco(VV.F.), Carabinieri (CC) etc…).

Arrivo anche a dire una cosa positiva, forse due sui treni italiani e cioè che noto un tentativo di ammodernamento e che il Minuetto è in effetti un gran bel treno.

Basta, ora arrivano i cazzi amari.

Mi sembra superfluo ricordare che vivo in un luogo dimenticato, dove la civiltà è misurata in capannoni vuoti e non in servizi e che stare in un isolotto con un faro al largo della Groenlandia, mi darebbe molte, ma molte più possibilità di comunicazione e spostamento.

Ribadita la mia condizione logistica, aggiungo che per raggiungere Padova (centro, via Gradenigo, Dipartimento di Elettronica e Informatica) mi smazzo i seguenti step:

  • Ore 6.30: riscaldo la martoriata Clio e mi accingo a raggiungere Olmi di San Biagio di Callalta (per le FS, Olmi Spercenigo) entro e non oltre le 6.55. Questo perchè passa relativamente vicino a casa un treno diretto Portogruaro – Padova. Rivoluzionario vero? Ecco ci mette, dalla mia fermata un’ora e 15 buona, caricando quanta più gente possibile tra Treviso, Castelfranco V.to e Camposampiero.
  • Nel tentativo di dormire un pò, subisco le angherie vocali di gruppi di urlatori di varia fattezza e natura. Anche se tento di posizionarmi in un posto dove statisticamente tali personaggi non dovrebbero darmi fastdio, non c’è verso: dopo Castelfranco sembra di essere in centro ad Atene nell’ora di punta di un giorno particolarmente intenso. E’ divertente finchè entri nei cazzi degli altri, una volta ogni tanto, poi è un tormento.
  • L’arrivo a Padova è una sorta di liberazione, ma scatta la volata, perchè ho ancora 20 minuti buoni a piedi e se tutto va bene (e spesso non va) arrivo con quei 5/10 minuti di ritardo che fanno guardare l’orologio al prof di turno quando entri ansimante e sudato. Il treno carico di bestiame ferma al binario 10, TUTTI si fiondano giù verso le scale da un solo lato, il sotto passaggio si riempie come un MOSFET in saturazione e devi stare attento anche alla deriva di qualche poveraccio che vorrebbe prendere un treno arrivando dalla parte opposta. Cosa resa ancora più difficile da quelle genialate di progetto a favore dell’abbattimento delle barriere architettoniche che ha portato ad avere esattamente al centro del corridoio sotterraneo non 1, non 2, ma 3, dico 3 ascensori di una larghezza che non avrei mai potuto immaginare se non vedendolo. Ma le osservazioni si fanno alla fine.
  • Scatto quindi in volata sorpassando tutti prima delle scale, prendo l’altra scalinata opposta (io con altri 4 o 5 sani di mente), cerco di arrivare alla fine del tunnel (8.12), mi chiedo perchè abbiano chiuso l’uscita più utile di tutta la stazione mentre transito per il bar e il dubbio atroce di fare colazione lì mi assale. Ripedendomi che le brioches fanno cagare e sono in ritardo, ogni tanto cedo e mi fermo (8.14). Riparto e mi chiedo allora chi abbia progettato il nuovo piazzale della stazione, perchè andrebbe impalato tra l’uscita della stazione e il semaforo del tram. Scegliendo il percorso ottimo, evito di pensare ai crampi al polpaccio e ai rigagnoli di sudore mentre aspetto di passare la bolgia ferma ad un semaforo. Pur di non far parte della mandria, allungo il tragitto di qualche metro.
    Sono quasi arrivato, devo fare tutta via Colombo che non si capisce se è una via pedonale o ciclabile. Se lo chiedono anche il giovane fumatore e la vecchia ciclista con fare sostenuto che discutono sul perchè lui sia fermo in mezzo ad una pista a suo dire pedonale, mentre lei sfreccia in bici incurante di qualsiasi cosa si pari davanti.
    Opto per non fare un’altra colazione e uscendo dal Portello, vedo finalmente la meta.
    Entrerò in aula Le dal davanti, perchè non ha entrate posteriori. La professoressa Gaio guarderà l’orologio e tutti diranno “oh sto qua che arriva ogni volta alle 8.40”. Mi posiziono in fondo all’aula aspettando di riprendere fiato.

Tutto questo partendo alle 6.30 da casa.
Recentemente ho scoperto una variante che porta un grande vantaggio temporale (arrivo alle 7.58 a parità di partenza da casa), ma al tempo stesso un grosso problema di coincidenze.
Mentre nel primo caso è un treno senza cambi, nel quale salgo nella totale vuotezza con gli ovvi vantaggi, il nuovo tracciato mi obbliga a fare Olmi-Treviso, scendo verso le 7.04 e prendo il Treviso-Venezia Mestre delle 7.14 (un patrimonio netto di 10 minuti per andare al bar della stazione di Treviso e ordinare un cappuccino e brioche nettamente superiori a quelli padovani), a Mestre arrivo alle 7.36 (sempre che tutto vada bene) e alle 7.40 il Mestre-Bologna. Arrivando praticamente alle 8.00 posso farmi la strada con calma arrivando pure al primo binario, alla cancellata esterna.
Fighissimo. Peccato per due particolari drammatici.

  • Quel gap di 4 minuti tra l’arrivo da Treviso e la partenza da Mestre è ovviamente troppo poco per gli standards italiani. Può succedere che ci siano 2 o 3 minuti di ritardo, ma i nuovi treni Vivalto e/o Minuetto coadiuvati da un buon macchinista e da un numero accettabile di pendolari, permettono di assorbire tale periodo, che ad ogni modo non è sempre la certezza, perchè a Mestre c’è sempre il problema del sottopassaggio intasato e 7 binari da fare di corsa. Se poi ci mettiamo quei dementi che con fare perso e vago si mettono DI FRONTE alle scale cercando di capire DI FRONTE alle scale e con un numero imbarazzante di trolleys se sia il binario giusto o meno, capite bene che non sono 4 minuti di tranquillità.
  • Grandi Stazioni. Due parole. Grandi. Stazioni.
    Questo è il problema. Scusate, faccio un respiro e la scrivo tutta di un fiato.
    Ok. Dicevo, Venezia-Mestre sarebbe una Grande Stazione. Sì, forse. Io la chiamerei più “importantissimo nodo ferroviario”, ma per il marketing aziendale Trenitalia fa parte del network delle “Grandi Stazioni”. Mi tremano le mani dal nervosismo. Ci siete mai stati a Mestre negli ultimi 6 mesi? Anche a Venezia Santa Lucia, tanto è uguale.Ecco. Di recente sono stato a Berlino. Avete mai visto la nuova stazione centrale di Berlino? Quella per Trenitalia forse è una Grande Stazione “Spaziale”. Perchè non esiste confronto, è un altro pianeta. E stiamo parlando di Berlino e Venezia. Non mi pare che Venezia possa essere considerata un agglomerato abitativo che non meriti decenti attenzioni ai suoi meriti storico artistici.

    Quando pensate ad una stazione di qualcosa tipo treni o corriere, cosa sono le cose più ovvie che sperate di trovare in maniera chiara?
    Gli ORARI e la disposizione dei binari.
    Gli ORARI e la DISPOSIZIONE DEI BINARI.
    Hey.. dirigenti Trenitalia!?!? Hey… Dirigenti Grandi Stazioni!!?!??! In una cazzo di stazione dei treni uno vuole trovare subito gli ORARI e la DISPOSIZIONE DEI BINARI.

    Devo ridirvelo?
    Gli ORARI e la DISPOSIZIONE DEI BINARI.
    Perchè ce l’ho così a morte?
    Provate ad andarci e con ampissima probabilità sarete succubi di un ritardo qualsiasi o una “coincidente non coincidenza” che vi farà aspettare almeno 20 minuti.
    20 atroci lunghissimi interminabili sofferti e altamente fastidiosi minuti in balia dei nuovi monitor di cui la Grande Stazione di Venezia-Mestre e/o Santa Lucia (e chissà quante altre Grandi Stazioni) è dotata.

    Uno pensa: bello; 4 monitor al plasma da una quarantina di pollici per binario, più uno per ogni rampa di scale (quindi 5 per binario) per 9 binari, più quelli nel sotto passaggio fa 50 circa.
    Pensate a quante informazioni utili possono portare.
    Se c’avete pensato, dimenticate ogni osservazione UTILE e OVVIA, perchè quei 50 monitor di merda fanno tutto quello che non devono fare.
    Tipo: oscurano il numero del binario quando sali le scale. Direte, come sei pignolo.

    Ah si? Allora sentite questa.
    Ogni binario ha 2 dico 2 indicatori della destinazione del treno, di quelli ancora tipo le trasmissioni di Mike Bongiorno durante gli anni 80, di quelli che girano e fanno trekketrekketrekketrekke e magari una lettera si blocca, non retroilluminata, e ti scrive robe come “Portogruarp” o “Venez_a S._cib”.
    Questi due avanzati prodotti tecnologici sono ovviamente lontani dalle scale.
    Cosa vedi appena sali le scale e cerci di capire che treno sta passando.
    I MONITOR DI MERDA.

    I monitor di merda dove vedete una che oltre all’appena ricevuto massaggio alla schiena, vorrebbe il massaggio intestinale (perchè non va di corpo e fa compagnia alla Marcuzzi).
    O il demenziale spot degli ovetti Kinder.
    Se siete fortunati beccate quello con l’audio attivo e avanti con una rotazione di 4 o 5 spot nell’arco di 30 secondi. Dico: 5 spot in 30 secondi. 20 minuti diviso 30 secondi, fanno 40 rotazioni. 40 per 5 fa… fa… fa una rottura di coglioni colossale, non 200 spot solamente.
    La musichina di “Lollipop, lollipop, uh lollilolli pop” per gli ovetti Kinder diventa il sottofondo di una visione nella quale vorresti ficcargli nel culo tutti gli ovetti Kinder a quella che vorrebbe il massaggio intestinale, mandarla da Fini (altro spot, elettorale) visto che “uniti c’è alleanza, non perdere il treno del rinnovamento” e poi tutti insieme, anche con DiPietro (altro spot), al cinema a vedere il film del trailer che ti sei sorbito tra un Kinder e l’altro, mentre telefoni con il nuovo LG (fornitrice dei monitor, di merda) Viewty.

    In tutto questo non sei ancora capace di vedere dove cazzo sta andando il treno.
    Non vi sto a dire come funziona a Berlino. O in qualsiasi altro luogo civilizzato del mondo.

    Bene, cari dirigenti Grandi Stazioni. Non sono un ingenuo. So che sono soldi e posso capirlo. Posso anche capire che se riducede il rate degli spot e ci mettete delle informazioni utili in quei cazzo di monitor (tipo gli orari dei prossimi treni in rotazione? Con il binario bello grande?) diamo il colpo al cerchio ed uno alla botte. Non ci vuole un genio. Non chiedo di avere un abbonamento che mi permetta di muovermi onestamente come succede a Göttingen o in qualche luogo sperduto della Svizzera.
    Non chiedo l’ADSL a Breda di Piave.

    Chiedo solamente che quella troia dello spot del massaggio intestinale non mi rompa i coglioni, mentre smaltisco la bile del ritardo che devo subire per colpa dei vostri servizi organizzati da 4 buontemponi che chiamano “fare il nuovo orario” una serata a base di canne e alcool.
    Che vada a cagare. Così è pure contenta.

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