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Review: Transformers

Ok, sarò sincero, non potevo resistere.
Ieri sono arrivato in terra italiana (trattenendomi solamente 4 ore sulla A8, su una distanza di 5 km che ora conosco benissimo, dal Ulm a Monaco) e dopo una veloce ma succosa tappa dal dentista, sono andato a vedermi questo blockbuster di Michael Bay.

Premessa:
Sappiamo tutti che questo non può, non poteva e soprattutto non deve essere un film introspettivo che dolcemente tratta di questione amorose tra un commesso viaggiatore polacco e una bionda parrucchiera ukraina, del loro tormentato viaggio tra l’Europa dell’Est, rigorosamente in lingua originale sottotitolato in un idioma franco come l’Estone.
E’ un film CPP (Calci Pugni e Pedate, n.d. ThePower, volutamente tradotto dal dialettale “Calci pugni e peae”) basato su una linea di giocattoli degli 80’s, che tutti abbiamo (ma soprattutto io ho) adorato.

Questo per dire che liquidare il film con “ah ma è un’americanata” o “ahh ma è di Michael Bay” è potenzialmente inutile quanto stupido. Sarebbe come dire “ah ma la maggior parte degli imprenditori non paga le tasse” o “ahh i treni fanno schifo e sono sempre in ritardo”. Sono cose che si sanno.

La cosa che oggettivamente si può dire, di solito dopo averlo visto un film, è che nella sua pomposità, non ha un finale alla “Independence Day”, cioè quel processo filmografico americano che per un 95% del film sei quasi convinto che ce l’abbiano fatta a non fare una cagata, poi invece in un minuto netto distruggono tutto. Ecco, qui stavolta non è successo, per fortuna.
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Technology has its own life

Big buzz yesterday. Or maybe not at all.

What came out from the WWDC 2007 in San Francisco isn’t that impressive that someone could expect from an Apple event.

I’ve heard many out there blaming Steve Jobs about the lightness, the sensation of something yet unveild, so not interesting to the mass.

The problem is that too many aren’t able to feel innovation for what it really is: nothing you can plan before.

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Ovvietà e novità

Partiamo con le ovvietà.
Ci sono poche cose veramente, ma veramente belle e per cui internet valga la pena di essere usata. E ve lo dice uno che la usa da parecchio.
In almeno 13/14 anni di utilizzo, alla fine, sono poche le cose per cui pensandoci ti viene da dire “Cazzo, per fortuna hanno inventato sta cosa…”.
Se consideriamo Internet come mezzo di trasporto, allora per prenderla larga, vanno citati i due servizi che più sono entrati nelle viscere della gente: e-mail e web.
Sorvolando sull’e-mail, il web si è rivelato essere un ulteriore veicolo di differenziati utilizzi, sempre più multimediali.

Da qui allora, si passa a valutare quello che c’è dentro il calderone, che non sempre è così ovvio.
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Cinema: “Kyashan – La rinascita”

Premessa

KyashanLa condizione necessaria, ma non sufficiente, per andare a vedere questo film è che abbiate almeno dai 26 ai 35 anni. Circa.
Un range accettabile per aver avuto un’infanzia a base di animazione giapponese, visibile sulle TV private, durante gli anni 80. Un pò di fanatismo o appassionamento è richiesto.
Io per esempio, ci casco dentro in pieno, unito poi alla mia innata capacità di ricordarmi dettagli inutili, fa del film in oggetto, una tappa obbligata.
Se non fate parte di questa schiera di giovani già malinconici, questo film potrebbe esservi decisamente indigesto, incomprensibile e incapace di darvi alcuna emozione.
Perdereste tempo e probabilmente all’uscita del cinema vi troverete ad essere dalla parte di chi, ingiustificatamente, si permette di commentare in un lago di ignoranza, una cosa che non possono oggettivamente apprezzare.

In più a questo biglietto di ingresso temporale, dovete portarvi una grande dose di pazienza, essere consci di andare a vedere un film giapponese che ritrae un osannato eroe anime degli anni 70 e per questo sapere che sarà un’ovazione filosofica di un concetto alto già trent’anni fa, figuriamoci ora. Cioè la speranza.
La serie di Kyashan, datata 1973, è forse una delle serie più profonde e meno gioiose in circolazione. Onde evitare di riportare inesattezze, dato che non vedo un episodio da almeno 15 anni, rimando ad un eccellente recensione sopra le righe.
[Il regno delle anime – Kyashan]
Potrete trovare un’analisi della serie, ma anche un confronto con gli anime in genere e alla fine capire perchè quest’ultima si discosta così tanto dal solito. Forse per questo così amata, nella sua tristezza di fondo.

In Italia si è vista per buona parte durante gli anni 80, come già detto. Come per molte altre animazioni, dopo un decennio di sregolatezza e l’avvento di nuove forme di interesse commerciale (tipo le televendite, che adoro a sua volta), si è perso quel fritto misto di cartoni animati giapponesi, un pò buonisti, un pò truci, insomma meravigliosi, che oggi non si può più assaporare.
Di ritorno dal cinema, come spesso succede, mi addentro nella pratica “ricerca di informazioni partendo da una parola su Google”. Questa attività, caldamente sconsigliata se dovete fare qualcosa di più importante, inizia ingenuamente con una sola banale stringa, per sfociare in una valanga di links, pagine e finezze, che a me fanno impazzire, ma costano caro in termini di ore spese.

Cosa non ti scopro

Impagabili le cose scoperte e le porte aperte ad altre inutili, ma interessantissime nozioni.
In breve quanto a seguire è quello che vi consiglio di guardare, poi cazzi vostri se cominciate a guardarvi tutti i links, in tutte le lingue del caso.
Passaggi obbligati, quanto ovvi:

Dopo E-Bay e Google Earth, il Data Diggin’ coadiuvato da Wikipedia diventa a tutti gli effetti qualcosa che da dipendenza. Meglio fare i tossicomani di eroina, è molto più dignitoso. 🙂

Ma proseguiamo con il film vero e proprio, o meglio, il trip vissuto al cinema.
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VideochiamaLi

VideoGraffitiL’altro giorno sono stato da Mediaworld alla ricerca di un regalo per un mio amico musicista. Le scelte, dopo qualche anno, sono obbligate. Una volta esaurite le cose per cui sai che non sbagli, trovare cose attinenti alla musica, che non siano già di possesso risulta difficile.
C’è una certezza: sarà un DVD musicale. E sono andato a colpo sicuro sul concerto di addio degli Eagles, che oltre ad essere doppio, so essere registrato eccezionalmente, come eccezionalmente loro suonano e cantano.
Ma non è questo il punto.
Ogni volta che vado a cercare un DVD musicale, cerco il live tour degli Europe, che mi manca (avete capito, amici lettori!?!? CHE MI MANCA…. per lo meno, se lo vedete, ditemi dov’è che lo vado a comprare).
Ma non è questo il punto.
Cerco, cerco, cerco… Guns’n’Roses.. mah.. Anastacia… mah… Kiss.. mah…Depeche Mode.. mah… Extreme:Videograffiti…. Mah…

Come?

Extreme?

FERMI TUTTI!

Videografia in DVD degli Extreme, datata 2006. Sapevo di una reunion in arrivo, ma di solito queste cose, cioè ripubblicazioni, si fanno a carte ormai scoperte. E se fossero già scoperte e io mi sono perso qualcosa studiando Comunicazioni? (come no…).
E se ci fosse il video di “Rest in Peace” originale, quello tolto di mezzo perchè ispirato (invece di essere visto come lode all’idea, l’hanno bollato come plagio) al cortometraggio canadese? E se ci fosse qualche pezzo live con un buon audio?

In realtà, tutte queste domande non me le sono fatte, l’ho comprato e basta. Anche se odio vedere scritto “Extreme” con il font tipico degli Iron Maiden solo per una minima somiglianza (ma tanto minima), se non altro perchè mi fa pensare che il grafico schiavizzato per fare questa copertina, non c’aveva proprio cazzi di far bene le cose.
Comunque c’è il video che volevo!!!! E mi può far soprassedere a certe cose.
Yum Yum!
E si stanno riunendo.
2006, forse ti stai riscattando. Ora mancherebbe…

Summer of ’91 & Records of our life: “Extreme II: Pornograffitti (1990)”

Si, oggi mi sento ispirato. Inspiro.
Sono giorni un pò così e dato che il lunedì tanta lezione non c’è, oggi mi gioco il momento magico: l’estate del ’91.

15 anni. Avevo 15 anni nel ’91. Era appena finita la prima superiore fatta all’I.T.I.S. Fermi di Treviso, un anno dopo il salto dalle medie. Un anno dove vedi, impari e conosci cosa c’è fuori. Fuori dal paesotto dove abiti verso un paesotto che fa provincia come Treviso. Non che questo sia stato cruciale, ma le persone che incontri si.

Conosci uno che è venuto a scuola 3 giorni e poi non si è più visto, conosci uno che ti fa la copia di “The razor’s edge” degli AC/DC e che anni a seguire ti chiederà, senza riconoscerti, le 50 lire per il caffè in stazione. Conosci altra gente e fratelli di altra gente. Le amicizie aumentano.
Fattostà che finisce l’anno, inizia l’estate e quella volta, quando le cose andavano ancora benone, non c’era un granchè da fare in estate salvo i cazzi propri.

Il “video della settimana” su VideoMusic (pace all’anima sua), della prima settimana di luglio era “You could be mine” dei Guns’n’Roses.
Per uno come me che stava divorando Pink Floyd e non aveva avuto modo di addentare del rock più recente dei Led Zeppelin, Deep Purple etc., quella settimana è stata folgorante.
Un pò per il mito promozionale, con 6 mesi di anticipo, di Terminator 2. Perchè a quello serviva la canzone.
Un pò perchè a corollario di questo momento cardine, si sono diramati altri elementi cardine.
Un pò perchè per ogununo c’è un momento cardine, un istante che cambia tutto, il salto, la svolta.
Ecco, quella settimana è stata il mio cardine musicale.
Suonavo da ben poco e non avevo una chitarra elettrica.
Quel video in cui 5 personaggi improbabili cantavano di droga e sesso con un ritmo del genere, così incalzante, non passa senza lasciare un segno.
Era l’estate del ’91.
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Records of our life: “Lean into It (1991)”

Ed eccolo qua. All’epoca era forse una delle cose più mainstream in America. In Italia magari no. Ma nella fase calante dell’hard rock, questo è stato uno degli ultimi botti.
Ed è stato un botto relativamente forte perchè questo è il CD che ho ascoltato di più in assoluto. Forse, come già accennato, “III sides…” sta prendendo il sopravvento, ma se la giocano, sono lì lì.

’91 cari miei. 15 anni. Estate. Non vorrei insistere sul trailer dell’estate del ’91, ma questo disco è uno delle pennellate chiave di tutto il quadro.
Mentre gli Skid Row se ne escono con “Monkey business” e gli Extreme segnano indelebilmente la via con “More than words”, i Mr. Big si uniscono alla carovana con “To be with you”.

Fin qui è una storia da popchart ordinaria come una lettera che non viene spedita in prioritaria. Noiosa anche.
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Bukkake Day 2006


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Cinema: “Le cronache di Narnia”

Sarò noioso, o forse solamente dovevo sfogarmi. Oppure solo fattori coincidenti (a cui non credo, però mettiamoli sul piatto).
Insomma ci sono andato ancora e vi dico com’è.
“Cronache di Narnia”, evento cinematografico natalizio della Disney, tratto da un romanzo di C.S. Lewis del quale ammetto totale ignoranza.
Prendo quello che ho visto e vi porgo la più totale oggettività, senza rimandi, citazioni etc.. solo qualche link trovato qua e là.

Il film è pomposo, visualmente ineccepibile, ovviamente fiabesco.
Si inizia con questi 4 ragazzini (due fratelli e due sorelle) spediti dalla madre via dalla città, per proteggerli dai bombardamenti di guerra. Il posto prefissato è la casa di un fantomatico “professore”, che loro non conoscono e che già appena arrivati vengono tacciati per rompicoglioni e quindi non si deve fare nulla che un comune bambino debba fare. E’ anche vero che questa è una fiaba, quindi non si può commentare un prologo per senso logico, quindi è così e basta.
La più scaltra, la piccolina, in un impeto di fantasia, propone di giocare a nascondino, la quale (idea) dopo una serie di mugugnamenti e pernacchie da parte del resto dell’unita famiglia, viene accolta di buon grado.
E’ sempre una fiaba, occhio, niente commenti.
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Cinema: “Broken flowers”

It’s Christmas time baby!! E si va al cinema e bere birra perchè Gian compie gli anni.
Oggi dopo la quarta razione di cibo post festivo, in cazzeggio e pre serale, abbiamo pensato bene di andare al cinema a scaricare la Cineram (tessera precaricata per pagare un pò meno al cinema).

Scelta del giorno: Broken Flowers.

Dato che non ci facciamo mancare nulla prima vi metto la trama (fonte Cinecity), poi il link a Imdb e infine come la penso (e un chi se ne frega no?)

Broken flowers
di Jim Jarmusch
con Bill Murray, Jessica Lange e Sharon Stone

Don, single convinto, è stato appena scaricato dalla sua ultima fiamma, Sherry e si ritrova ancora un volta solo e abbandonato a se stesso. Ma la sua solitudine viene turbata quando una misteriosa lettera rosa, spedita da una ex-amante anonima, lo costringe a rivedere tutto il suo passato. Nella lettera, infatti, si dice che Don ha un figlio di 19 anni, che forse adesso sta cercando suo padre.
Don viene spinto dal suo amico più caro e vicino di casa Winston, un investigatore dilettante e padre di famiglia, a indagare su questo “mistero”. Riluttante a mettersi in viaggio, Don vince le sue resistenze e parte per un viaggio attraverso il paese alla ricerca di indizi, nella speranza di trovarli dalle quattro sue ex-fiamme. La visita a sorpresa ad ognuna di queste quattro donne, più uniche che rare, metterà Don davanti ad una serie di colpi di scena e sorprese che lo costringeranno a fare i conti con il suo passato e, di conseguenza, a rivedere il suo presente.

E fin qui siamo tutti contenti.
Questo il link a IMDB.com (con traduzione dei titoli in Italiano) e questo al film nello specifico: Broken Flowers (2005)

Opinione:
Il film non è male: è drammaticamente lento, senza soffrirne. Inquadrature particolari e alquanto statiche, ma che al tempo stesso danno un’immagine di quello che è l’ambiente circostante. La storia progredisce mettendo molta carne al fuoco e intrigando, pur appunto salendo con una lentezza esasperante. Molto intimista e che fa pensare ai potenziali risvolti di vita del protagonista, ma anche dei propri. Forse i lenti passaggi servono proprio a questo, a guardarsi un pò dentro. Fotografia che a me piace, ma che potevano rendere meglio se usavano una pellicola uguale in tutto il film (spero che si trattasse di un problema della copia in visione).
Insomma sul più bello che sembra tutto risolversi, succedere una drastica svolta: il finale!

Lascia un amaro in bocca strano, non deludente, ma nemmeno soddisfacente. Bill Murray sempre cinico quanto avido di parole, perfettamente in linea con il personaggio proposto. Splendida Stone, ottima Lange e molto caratteristiche le meno conosciute.

Probabilmente è volontà del regista dare questo taglio al film, ma secondo me, senza volerlo trasformare in un blockbuster da botteghino, si potevano limare alcuni frangenti per renderlo più appagante.

Ma io devo scriverla sta cazzo di sceneggiatura per la mia serie TV