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La musica registrata per la quale secondo me, vale la pena vivere

VideochiamaLi

VideoGraffitiL’altro giorno sono stato da Mediaworld alla ricerca di un regalo per un mio amico musicista. Le scelte, dopo qualche anno, sono obbligate. Una volta esaurite le cose per cui sai che non sbagli, trovare cose attinenti alla musica, che non siano già di possesso risulta difficile.
C’è una certezza: sarà un DVD musicale. E sono andato a colpo sicuro sul concerto di addio degli Eagles, che oltre ad essere doppio, so essere registrato eccezionalmente, come eccezionalmente loro suonano e cantano.
Ma non è questo il punto.
Ogni volta che vado a cercare un DVD musicale, cerco il live tour degli Europe, che mi manca (avete capito, amici lettori!?!? CHE MI MANCA…. per lo meno, se lo vedete, ditemi dov’è che lo vado a comprare).
Ma non è questo il punto.
Cerco, cerco, cerco… Guns’n’Roses.. mah.. Anastacia… mah… Kiss.. mah…Depeche Mode.. mah… Extreme:Videograffiti…. Mah…

Come?

Extreme?

FERMI TUTTI!

Videografia in DVD degli Extreme, datata 2006. Sapevo di una reunion in arrivo, ma di solito queste cose, cioè ripubblicazioni, si fanno a carte ormai scoperte. E se fossero già scoperte e io mi sono perso qualcosa studiando Comunicazioni? (come no…).
E se ci fosse il video di “Rest in Peace” originale, quello tolto di mezzo perchè ispirato (invece di essere visto come lode all’idea, l’hanno bollato come plagio) al cortometraggio canadese? E se ci fosse qualche pezzo live con un buon audio?

In realtà, tutte queste domande non me le sono fatte, l’ho comprato e basta. Anche se odio vedere scritto “Extreme” con il font tipico degli Iron Maiden solo per una minima somiglianza (ma tanto minima), se non altro perchè mi fa pensare che il grafico schiavizzato per fare questa copertina, non c’aveva proprio cazzi di far bene le cose.
Comunque c’è il video che volevo!!!! E mi può far soprassedere a certe cose.
Yum Yum!
E si stanno riunendo.
2006, forse ti stai riscattando. Ora mancherebbe…

Summer of ’91 & Records of our life: “Extreme II: Pornograffitti (1990)”

Si, oggi mi sento ispirato. Inspiro.
Sono giorni un pò così e dato che il lunedì tanta lezione non c’è, oggi mi gioco il momento magico: l’estate del ’91.

15 anni. Avevo 15 anni nel ’91. Era appena finita la prima superiore fatta all’I.T.I.S. Fermi di Treviso, un anno dopo il salto dalle medie. Un anno dove vedi, impari e conosci cosa c’è fuori. Fuori dal paesotto dove abiti verso un paesotto che fa provincia come Treviso. Non che questo sia stato cruciale, ma le persone che incontri si.

Conosci uno che è venuto a scuola 3 giorni e poi non si è più visto, conosci uno che ti fa la copia di “The razor’s edge” degli AC/DC e che anni a seguire ti chiederà, senza riconoscerti, le 50 lire per il caffè in stazione. Conosci altra gente e fratelli di altra gente. Le amicizie aumentano.
Fattostà che finisce l’anno, inizia l’estate e quella volta, quando le cose andavano ancora benone, non c’era un granchè da fare in estate salvo i cazzi propri.

Il “video della settimana” su VideoMusic (pace all’anima sua), della prima settimana di luglio era “You could be mine” dei Guns’n’Roses.
Per uno come me che stava divorando Pink Floyd e non aveva avuto modo di addentare del rock più recente dei Led Zeppelin, Deep Purple etc., quella settimana è stata folgorante.
Un pò per il mito promozionale, con 6 mesi di anticipo, di Terminator 2. Perchè a quello serviva la canzone.
Un pò perchè a corollario di questo momento cardine, si sono diramati altri elementi cardine.
Un pò perchè per ogununo c’è un momento cardine, un istante che cambia tutto, il salto, la svolta.
Ecco, quella settimana è stata il mio cardine musicale.
Suonavo da ben poco e non avevo una chitarra elettrica.
Quel video in cui 5 personaggi improbabili cantavano di droga e sesso con un ritmo del genere, così incalzante, non passa senza lasciare un segno.
Era l’estate del ’91.
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Records of our life: “Vulgar display of power (1992)”

Detto e fatto. L’avevo promesso e tempo di organizzarmi ve lo propongo. Anche perchè c’è stata una diatriba/dibattito su una serie di commenti di un post su un sito di un gruppo (uff… che lunga sta frase) a me caro (Ammutinati (TM)), quindi traggo linfa vitale da lì per poi estendere. Di solito ricordo bene dove ho comprato i CD/cassette che poi adorerò, ma di questo masterpiece ho preso quasi tutti i supporti disponibili (eh.. le cassette si consumavano…), per cui non so dirvi se l’ho preso da Discofrisco o in un Auchan. Fattostà che in ogni angolo io ne ho una copia.

Il tutto inizia qui:

Col. W.E. Kurtz ha detto…
Noto (su wannaplay) con piacere che sei un estimatore di VULGAR DISPLAY OF POWER. E secondo me di album cosi’ ce ne sono davvero pochi. Forse e’ l’ unico.

Maledetti nababbi.

Sorvolando sui nostri messaggi in codice e frasi di uso comune, l’argomento focale di tutto è: VDoP dei Pantera”E'” l’album principe, re e via dicendo, del genere e anche non in taluni casi.
Giustamente non vuole essere una valutazione assoluta, magari una profonda riflessione pur analizzandola oggetivamente. Resta il fatto che qui si parla di “rokenroul” e quindi fanculo… 🙂

Il disco è meraviglioso, ti prende e non riesci a staccartente. Se non è così signigica che sei angosciato dal mutuo, dai problemi della vita medio/alti o una donna che ti fa dannare; salvo ciò, questo disco è dannatamente superiore.

Ma proseguiamo…
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Records of our life: “Delicate sound of thunder (1988)”

Ed eccolo qua.
Per la rubrica “I dischi che ci hanno segnato indelebilmente le ossa” questa volta è il turno di un memorabile pezzetto di storia.

Questo disco introduce il mio personale periodo Pink Floyd, che non smetterò mai di venerare, pur mantenendo un pacato e apparente distacco dallo stile/genere. Anche perchè non è un genere, sono loro e basta.
Evito di premettere storie, biografie, facts&figures etc..; se non conoscete i Pink Floyd, almeno un pò più di “quelli che hanno fatto anoder bric in de uoll”, vi cosiglio vivamente di addentare qualsiasi cosa vi capiti a tiro fatta da loro. Anche la più indigeribile.

Alcuni potranno dire: “e mi parli di Pink Floyd partendo da un live che fa anche da raccolta?”.
Si.
Io ho cominciato così. Quando facevo le medie e la chitarra era un sogno lontano, in mancanza di fonti acustiche fornite da i consueti fratelli, io mi aggregavo ai fratelli altrui. I fratelli in questione erano i Bortoluzzi’s, fratelli appunto del caro compagno di mille cazzate qual’è l’Arch. Bortoluzzi Giorgio. Con quest’ultimo potrei aprire un filone di esperienze musicali live da discutere, ma sarà materia di altri post.

Tornando a “DSoT”, come spesso accadeva al tempo, mi sono fatto una cassetta dall’originale.
Conoscevo appena appena la storia dei Pink Floyd, senza parlare di alcun tipo di amenità musical-strumentali.
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Records of our life: “III Sides to Every Story (1992)”

Dovevo farlo. E soprattutto dovevo cominciare con questo.
Tutti noi cresciamo con la musica, che piaccia o meno, tutti abbiamo il nostro background. La musica è la miglior macchina del tempo. Che sia una canzone noiosa, tipica da tormentone estivo, o quella con la quale avete dato il primo bacio, in qualsiasi caso la musica ci riporta indietro, scatta una foto ai vostri neuroni e quando serve vi presenta non solo l’immagine, ma la sensazione.
Lasciando da parte per un pò il trascendentale e filosofico aspetto che una manciata di onde sonore bene assestate può dare, volevo cominciare a parlare un pò dei dischi che più ho amato. E che amo.

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