Un pò di impegno morale non guasta
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Un pò di impegno morale non guasta
Sicuramente avrete visto o sentito parlare del discorso. Si dai… quel discorso. Quello al congresso degli Stati Uniti. Quel discorso di quello che disse ad un Camp David qualsiasi:
Ecco, quello lì, che ha tirato in ballo il cimitero dei caduti americani, con le “croszis”, iniziando in pompa magna “Allow me to conclude”, alla fine è riuscito in un intento che pensavo impossibile. Trovare una sfacettatura, per cui non volergli tirare 800 treppiedi insieme.
Io, quello lì, lo odio per quello che sta facendo all’Italia, con tutto me stesso. Oggettivamente parlando, sensa essere i faziosi da una parte all’altra, se quello lì, fosse un imprenditore qualunque pieno di soldi, che ti arriva al bar, parla di figa, racconta la barzelletta, offre spritz a tutti e poi su sul Mercedes, a me starebbe anche bene.
Me lo vedo che arriva, gli amiconi “oh il capellone…”, pacche sulle spalle e tanti saluti. Decisamente è un genio, del male, ma è un genio.
Ancor di più, lo sceneggiatore che gli ha scritto il finalone:
Geniale, c’è poco da fare. Da rimanerci con le palle per terra, ma maledettamente geniale.
… che scrivo bene, qui. Non ci avrei fatto tanto caso, se non fosse stato che dopo il decimo apprezzamento, mi è venuto il dubbio che potesse essere vero.
Tranquilli, non è autocelebrazione. E’ solo che mi viene da ridere. Avrei potuto velatamente godere di complimenti, celando in me le reazioni, in tutt’altri campi caso mai, ma non riguardo scrivere qualcosa.
Per 5 anni di ITIS, distribuiti in 2 a Treviso al Fermi e 3 al Barsanti a Castelfranco Veneto, non penso di essere salito sopra il 6. E quando dico “sopra”, intendo dire un voto minore, mai uguale.
Inoltre, il mio sconsiderato disinteresse formale indotto per letteratura, storia e informazioni cosiddette “importanti” su carta stampata scolastica, sono state motivo di travaglio durante gli ultimi anni del Barsanti, perchè non è che prendessi meno di 6 in forma varia, ma un 5 fisso.
Ma quando dico 5 fisso, intendo dire, 5. No way, no mercy.
Di solito il parto del tema in classe si sviluppava così:
E avanti così.
La cosa bellissima, a posteriori si intende, era il commento del prof Gino Fabian, sempre lo stesso: “Guarda…tu non è che scrivi male, anzi… però.. è come.. sei un farfallone.. giri di qua e di là, ti perdi un errore, cambi argomento, sei disattento” e io “Professore.. c’ha ragione, che le devo dire…”.
Cosa rende bellissima questa umiliazione, mi è comprensibile solo ora.
Ora che qualcuno dice che scrivo decentemente. Ora che leggo mi rendo conto di come scrivono gli altri. Ora che capisco cosa voglia dire essere attento e metodico. Ora che capisco chi e cosa riesce in qualcosa, come e perchè. Ora che di anni ne ho praticamente 30.
E il buon Gino, che mi ha sempre trattato con un’imparzialità estrema, senza darmi mai ne più, ne meno di quanto meritassi, mi ha dato una lezione, all’epoca, forse in fondo da me compresa e l’avrei voluta anche mettere in pratica, ma per quanto un cervello di un quindicenne potesse sforzarsi, non era il momento (o periodo) più adatto per accettare buoni consigli.
Io i miei problemi (che alla fine non erano problemi, magari attività prese da altri punti di vista, non consoni per il momento ovviamente) me li sono risolti, o per lo meno, so dove andare a parare. So come uscirne per far sì che le cose che ho dentro vengano fuori.
Magari ora ne ho altri di cui mi rendo conto, so qual’è la soluzione, ma non riesco a mettere in pratica il piano di salvataggio, come fossi costretto da una camicia di forza, la quale mi fa subire ogni mazzata, conscio di cosa e come sta avvenendo.
Non mi sto elogiando, sto solo dicendo che ho capito e che in fondo ringrazio il caro Fabian. Però anche lui…
… odio la parola “innovativo”?
Bene, nel caso non vi sia giunto il mio nobile pensiero, io odio la parola “innovativo”.
Più che altro odio il modo in cui si usa quella parola, odio la frequenza con cui negli ultimi anni è stata usata, odio i motivi per cui la usano, odio la gente che la usa a sproposito o per darsi lustro.
Di solito è preceduta da “tecnologia” o “analisi”, se non “visione”. Non stiamo a contare il “prodotto”. Se poi il prodotto è un “prodotto internet” allora è finita.
Vi dico io le cose che valgono l’appellativo “innovativo”, le quali molto spesso, non sono men che meno associate al reale proprietario/ideatore.
Prima un pò di quelle tecnologiche.
La ruota, non l’oggetto, ma l’idea.
Gauss, Eulero, Fourier e Newton erano fottutamente innovativi. E chissà di cosa si facevano.
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Imperdibile, nella versione italiana, il kit “Governativo”
No, non ancora.
Quello che pensate voi arriverà tra poco.
Mi riferivo ad un commento su sito di Grillo. Volevo fare un post già la settimana scorsa, ma dopo aver visto Report, essere andato in mensa oggi e aver fatto 2+2 e alla fine aver letto appunto il post di Grillo, mi sono detto “e fanculo, commento lì…”.
Il mio commento è questo.
Tutto quello che volete: questo sarà un bloggettino easy e sinceramente vuole esserlo. Mi permetto di ritagliarmi un angolo dove penso ai cazzi miei, senza che la coscienza mi roda dentro. Semmai ci saranno post. Intanto ho mosso il mio impegno sociale con un commento.
Però si potrebbe dir… nononono! Farei un papiro che ora non mi va.
Ormai l’abitudine ha corroso l’Italia. Altro che periferie francesi.
Qui tra un pò sono cazzi acidi per tutti. Spero solo succeda anche qualcosa che cambi in meglio.
Per le frivolezze: si ho preso il Powerbook e l’iPod. Fanculo. Per altri 4 anni me ne starò zitto.
Ma conto di avere un lavoro decente. Magari una famiglia.
Una famiglia da crescere in questo stato di merda?!!!?
Oh cazzo…… non se ne esce.
Alberto Mucignat
Testo modificato causa puntualizzazione
Però ora è un business man, tecno guru del web (che ricordiamo essere morto…
) e soprattutto filosofo.
Dice pure cose interessanti ed utili!
Consigli per risolvere i problemi
Come ho detto nel commento, bravo… quasi quanto tuo fratello!